1940 - luglio dal n.21 al n.52

21 - 1 luglio

Il Maresciallo d'Italia, Rodolfo Graziani, che ha già raggiunto in volo la Libia, ha assunto il comando di tutte le forze armate dell’Africa settentrionale. Una nostra torpediniera ha attaccato e col­pito con bombe un sommergibile avversario e lo ha affondato. Un nostro sommergibile ha abbattuto un quadrimotore inglese. Il cac­ciatorpediniere Espero dopo avere eroicamente sostenuto un combattimento contro tre incrociatori ed alcuni cacciatorpediniere inglesi non ha fatto ritorno alla base e deve pertanto ritenersi perduto. Nell'Africa settentrionale sono avvenuti scontri, a noi favorevoli, tra nostri reparti e formazioni corazzate nemiche: varie autoblindo e carri armati medi nemici sono stati messi fuori combattimento. No­stre formazioni aeree hanno efficacemente bombardato gruppi di autoblindo, autoparchi e truppe fra Sollum e Sidi Omar ed a Sidi Barrani. Un aereo nemico è stato abbattuto dalla difesa contraerea. Ai quattro velivoli nemici segnalati abbattuti nel bollettino di ieri debbono aggiungersi un altro velivolo sicuramente abbattuto ed altri due probabili. Nell'Africa orientale, nostri aerei da bombardamento hanno effettuato una efficace azione notturna sulla stazione di Et Teb. Sono state inoltre efficacemente bombardate le basi aereo - na­vali di Aden e di Porto Sudan. Un nostro velivolo non è rientrato. Il nemico ha bombardato la città di Harar.

 

22 - 2 luglio

Alla frontiera cirenaica nostri aerei, nonostante le avverse condizioni atmosferiche, hanno effettuato azioni di bombardamento e spezzo­namento contro autoblindo nemiche, incendiandone e danneggian­done alcune. Due nostri velivoli non sono rientrati alle basi.

La nostra aviazione ha sorpreso e bombardato ripetutamente e con grande efficacia un grosso convoglio nemico nel Mediterraneo sud orientale. In Africa orientale la nostra aviazione ha bombardato ef­ficacemente le opere portuali e i depositi di Berbera. Aerei nemici hanno cercato di bombardare Massaua; il tempestivo intervento della nostra caccia, che ha abbattuto due velivoli e della difesa contraerea della marina, che ha fatto precipitare un apparecchio in fiamme, hanno costretto il nemico a ritirarsi. Apparecchi nemici hanno ese­guito un'azione di bombardamento su Augusta. La pronta ed effi­cace reazione della difesa contraerea della Marina ha reso vano l'at­tacco. Un apparecchio nemico è stato abbattuto. I danni sono insi­gnificanti. I feriti della popolazione civile, tre.

 

23 - 3 luglio

Nell'Africa orientale importanti forze inglesi hanno attaccato vio­lentemente il nostro presidio di Metemma. Energicamente contrat­taccate, sono state poste in fuga lasciando sul terreno una sessantina di morti, mitragliatrici e munizioni. Da parte nostra, lievissime per­dite. Durante una successiva incursione aerea, che non ha recato danni, il nemico perdeva due velivoli abbattuti in fiamme dal tiro contraereo. La nostra aviazione ha nuovamente battuto con successo la base aereo - navale di Aden.

 

AOI  cavalleria indigena

 

Reparto (buluk) di cavalleria indigena 

Benché già dal 1885 fossero stati arruolati irregolari  indigeni (basci buzuk) al servizio dell’ Esercito italiano,  fu il 1° ottobre 1888 che, su iniziativa del gen. Antonio Baldissera, nacque il primo Reggimento di fanteria indigena, al comando del col. Pietro Avogadro di Vigliano. Ad esso si associava anche un reparto di cavalleria (esploratori) al comando dell’allora capitano Pietro Toselli (che, da maggiore, cadde all’Amba Alagi al comando del IV° Btg. Ascari). Con R. Decreto del 30 giugno 1889 le truppe indigene vennero giuridicamente inquadrate come “parte integrante dell’esercito” italiano. Caratteristici delle uniformi erano il tarbusc sul capo (per la cavalleria rivestito da fascia multicolore e sormontato da penna di falco, da cui il soprannome dato ai cavalieri), gli enormi gradi rossi sulle maniche, e la fascia in vita . L’utilizzo di calzature era previsto, ma facoltativo (generalmente era omesso). Lo Squadrone indigeni dell’Eritrea (in primo piano un buluk-basci) nell'immagine era armato da moschetto 1891 da cavalleria, e gli ufficiali erano anche dotati di sciabola e pistola. (vi)

 

 

24 - 4 luglio

Al confine della Cirenaica, una nostra colonna raggiungeva Musaid nella zona di Sollum respingendo nuclei di autoblindate, mentre la nostra aviazione attaccava e disperdeva una colonna di automezzi nemici. Più a sud ripetuti attacchi inglesi contro la ridotta Capuzzo venivano nettamente respinti. Un nostro sottomarino non ha fatto ritorno alla base. Nell'Africa orientale i nostri dubat hanno occupato un fortino inglese a Moiale, conservandolo malgrado una infrut­tuosa incursione aerea con la quale il nemico reagiva. Al confine sudanese nostre squadriglie hanno bombardato forze nemiche ad Akobò e Gallabat. Un'incursione aerea nemica su Assab ha recato lievi danni.

 

25 - 5 luglio

Una nostra formazione da caccia, superando avverse condizioni atmo­sferiche e forte reazione contraerea, ha eseguito una brillante azione di mitragliamento sul campo di Hal Far (Malta), mettendo fuori combattimento gli otto velivoli che vi si trovavano. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Un'altra formazione ha bombardato efficace­mente le navi inglesi nella base di Alessandria, colpendone diverse, malgrado la violenta reazione aerea e contraerea. Un velivolo da cac­cia nemico è stato abbattuto. Tutti i nostri velivoli sono rientrati alle basi di partenza. Un nostro velivolo da ricognizione marittima ha attaccato un incrociatore inglese ed ha abbattuto in combattimento un velivolo da caccia, che tentava contrastare l'azione.

Al confine cirenaico si sono svolti scontri a noi favorevoli presso Mu­said. Un quadrimotore inglese è stato abbattuto in combattimento aereo. Nell'Africa orientale le nostre truppe, respinto l'attacco su Metemma, sono passate alla controffensiva occupando la posizione fortificata di Gallabat, in territorio del Sudan anglo - egiziano. Più a nord, superata tenace resistenza, è stata occupata Cassala. Con suc­cessivo bollettino verranno comunicati i particolari di questa brillante azione. Sempre in territorio del Sudan sono state molto effica­cemente bombardate varie posizioni nemiche senza perdite da parte nostra. Un velivolo inglese in ricognizione su Massaua è stato abbattuto dalla nostra caccia. Risulta confermato da fonti neutrali che nell'azione dei nostri velivoli contro un convoglio nemico nel Me­diterraneo orientale, di cui al bollettino n. 22, una nave da guerra inglese è stata colpita in pieno da una nostra grossa bomba.

 

26 - 6 luglio

Nell'Africa settentrionale, attività di colonne celeri e dell'aviazione. Due attacchi in forza del nemico verso la ridotta Capuzzo e Bir Sle­man sono stati respinti. Quattro nostri apparecchi da caccia non sono rientrati alla base. Nell'Africa orientale è stata consolidata la nostra occupazione di Cassala. Un'incursione aerea nemica sulla base di Lugh Ferrandi non ha recato alcun danno. Un'incursione aerea in­glese sulla base di Augusta è stata sventata dalla pronta reazione aerea e contraerea, che ha costretto i velivoli nemici a rinunciare all'azione; altra incursione su Palermo è stata ugualmente sventata. Aerei nemici hanno lanciato alcune bombe sull'aeroporto di Catania colpendo un capannone vuoto e causando qualche vittima tra il per­sonale del campo.

 

27 - 7 luglio

Nostre formazioni da bombardamento hanno rinnovato ieri a ondate successive violente azioni contro le basi aeree e navali di Malta. Tutti li obiettivi sono stati colpiti con precisione, provocando nella zona dell'Arsenale imponenti incendi visibili a grande distanza. La nostra caccia ha impegnato combattimento con la caccia inglese, metten­dola in fuga. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Nell'Africa set­tentrionale sono stati bombardati con risultati efficacissimi i campi di aviazione di Tishidda, Bir Enba e Marsa Matruh, colpendo avio­rimesse, depositi di carburanti e distruggendo al suolo sei velivoli inglesi. Sono state inoltre colpite colonne motorizzate nella zona a sud - est di Sollum. Tutti i nostri velivoli sono tornati alle basi. Nell'Africa orientale, mentre continua il rafforzamento della occupazione di Cassala, la nostra aviazione ha eseguito ricognizioni e azioni di bombardamento. Un apparecchio nemico è stato distrutto sul cam­po di Aroma e sette sul campo di Goz Regeb, oltre a notevoli danni recati agli impianti. Il nemico ha effettuato una azione aerea sul porto di Tobruk, vivacemente contrastata dalla reazione dell'arti­glieria contraerea della R. Marina, la quale ha abbattuto tre velivoli. Due piroscafi mercantili scarichi alla fonda sono stati colpiti. Porto Bardia è stato attaccato da unità navali inglesi, che hanno cagionato danni lievissimi agli impianti militari. La nostra aviazione è pron­tamente intervenuta ed ha colpito con bombe una unità nemica.

 

28 - 8 luglio

Nella giornata di ieri sono stati rinnovati, con evidenti efficacissimi risultati, bombardamenti aerei delle basi navali di Malta e di Ales­sandria. Due nostri velivoli non hanno fatto ritorno alla base. Al confine cirenaico, scontri a noi favorevoli con formazioni nemiche di mezzi motorizzati e corazzati, alcuni dei quali sono stati distrutti. Un carro armato ed un'autoblindata sono stati catturati. Da ulteriori accertamenti risulta che durante l'incursione del giorno 5 a Tobruk i velivoli nemici abbattuti ammontano a tre ed un quarto probabile. Nell'Africa orientale la nostra aviazione ha eseguito ricognizioni of­fensive oltre Cassala bombardando efficacemente elementi motoriz­zati. Sono stati inoltre bombardati aeroporti nemici a Malakal ed a Perim.

 

AOI sergente del genio

 

29 - 9 luglio

Alla frontiera cirenaica gli automezzi corazzati del nemico, distrutti in questi ultimi giorni, sono non meno di 50. Nell'Africa orientale la nostra aviazione ha bombardato posizioni nemiche nella zona di Wajir (Kenia) colpendo un deposito di munizioni. In zona Turkana (Kenia) sono stati catturati alcuni gregari inglesi. Precedute da una azione di bombardamento aereo, le nostre truppe hanno eseguito una incursione su Kurmuk (Sudan anglo - egiziano) distruggendo la stazione radio ed i magazzini. Aerei nemici hanno eseguito incur­sioni su Massaua, Dire Daua e Zula, causando complessivamente due morti, un ferito e nessun danno ai materiali.

 

30 - 10 luglio

Il giorno 8 la ricognizione aerea aveva segnalato che forze navali inglesi suddivise in tre gruppi e comprendenti fra l'altro alcune navi da battaglia portaerei, si trovavano fra l'isola di Creta e la costa dell' Africa settentrionale in rotta verso ponente. Una ulteriore conferma era data subito dopo da un nostro sommergibile che silurava, affondandolo, uno dei cacciatorpediniere avversari. La nostra aviazione immediatamente partiva dalle sue basi e, con instancabile attività, sottoponeva per tutta la giornata la formazione navale avversaria a ripetute e assai efficaci azioni di bombardamento. Alcune navi erano coplite e seriamente danneggiate, con visibili incendi a bordo. Si ritiene che una nave — probabilmente da battaglia — sia stata affon­data. Tutti i nostri velivoli sono rientrati, meno uno costretto ad at­terrare in territorio greco con l'equipaggio incolume. Per quanto menomata, la formazione navale inglese procedeva nella sua rotta facendo supporre che avesse come obiettivo una incursione nel Me­diterraneo centrale per attaccare dal mare e dall'aria qualche nostro importante centro costiero. Di conseguenza una forte aliquota della nostra flotta aveva preso il mare per stroncare questo tentativo. Nel tardo pomeriggio del 9, malgrado che avverse condizioni di vi­sibilità avessero ostacolata la ricognizione aerea, la nostra flotta riu­sciva a entrare in contatto col nemico nel Mare Ionio, mentre importanti forze aeree concorrevano dal cielo all'azione.

Dopo una breve intensa azione di fuoco, il nemico rinunciava ai suoi obittivi e si allontanava verso sud-est. Una sola nostra unità navale è, stata colpita. Le avarie sono riparabili in pochi giorni. Nel combat­timento sono rimasti uccisi ventinove uomini dell'equipaggio e ses­santanove feriti. L'aviazione, nonostante il fortissimo tiro antiaereo, inseguiva il nemico senza dargli tregua fino alle ultime ore del giorno, ripetutamente colpendo con bombe di grosso calibro talune delle sue unità. Il nostro caccia Zeffiro è stato affondato ma l'equipaggio è salvo. Un nostro sommergibile non è tornato alla base. Lo stesso giorno 8 un'altra formazione navale inglese partita da Gibilterra veniva segnalata con rotta nord - est. Rilevata nella giornata del 9 dalla nostra aviazione a sud delle Baleari, era sottoposta per tutta la gior­nata all'azione violenta di nostre formazioni da bombardamento, con evidenti efficacissimi risultati. Tre apparecchi non hanno fatto ri­torno ai loro aeroporti.

 

31 - 11 luglio

Da successivi accertamenti risulta in modo indubbio che durante le azioni del giorno 9 nella zona delle Baleari le unità della nostra aviazione hanno gravemente danneggiato ed incendiato la grande nave da battaglia Hood (42.100 tonnellate). La nave portaerei Ark Royal é stata pure colpita in pieno sul ponte da due bombe di gros­so calibro come risulta dalla documentazione fotografica. Inoltre, durante lo scontro navale svoltosi nel Mar Ionio é stata colpita in pieno da due bombe di grosso calibro un'altra nave da battaglia in­glese. Ulteriori accertamenti sono in corso per precisare i danni su­biti dall'avversario, sia durante questi bombardamenti che in quelli precedentemente effettuati a sud di Creta. La base navale di Malta é stata ancora violentemente bombardata nella mattinata e nel tardo pomeriggio di ieri; sono stati osservati incendi ed esplosioni nell'Ar­senale e sulle navi in porto. Tre velivoli da caccia nemici sono stati abbattuti dai nostri bombardieri. Due nostri velivoli non sono rien­trati alle basi.

 

32 - 12 luglio

La battaglia aero - navale combattuta nei giorni 8 e 9 non é an­cora definitivamente chiusa. La nostra ricognizione marittima ha infatti avvistato, nella mattinata di ieri, una formazione navale ne­mica composta di due navi da battaglia, di una nave portaerei e di naviglio minore, aggirantesi nella zona di Malta, e che, successi­vamente, scortando cinque grossi piroscafi carichi, si dirigeva verso levante. Chiamate dagli aerei da ricognizione, le nostre formazioni da bombardamento immediatamente partivano ad ondate successive, susseguentisi a brevi intervalli. Per alcune ore la formazione nemica e stata seguita e sottoposta all'azione di queste nostre squadriglie che trascurando il violentissimo tiro contraereo delle navi nemiche scen­devano sino a poche centinaia di metri per meglio colpire il bersa­glio prescelto. Un piroscafo risulta sicuramente affondato, due cac­ciatorpediniere gravemente colpiti, tanto che uno di essi era costretto a mettere in mare le imbarcazioni di salvataggio. La nave portaerei colpita da una bomba di grossissimo calibro si arrestava bruscamente, con incendi a bordo visibili dall'alto, mentre alcune navi correvano al suo soccorso. Quattro dei velivoli da caccia levatisi dalla portaerei nemica sono stati abbattuti in fiamme dai nostri bombardieri. Due dei nostri apparecchi non hanno fatto ritorno. Nella battaglia del 9, le artiglierie dei nostri incrociatori hanno abbattuto cinque velivoli idrosiluranti e tre velivoli da bombardamento, uno dei quali ancora carico di bombe è esploso cadendo in acqua. Nell'Africa settentrio­nale, attività della aviazione e di nostre colonne leggere oltre il confine della Cirenaica. Sono stati distrutti e catturati carri armati e autoblindo, colpiti ed incendiati baraccamenti e automezzi a Sidi Barrani, abbattuto un velivolo nemico e fatti alcuni prigionieri. Nell'Africa orientale sono stati bombardati con efficacissimi risultati: nella Somalia inglese, i campi di aviazione di Berbera e di Burao; nel Kenia, la base di Wajir, dove due caccia inglesi venivano abbat­tuti in combattimento. Tutti i nostri velivoli sono rientrati alle basi.

 

33 - 13 luglio

La formazione navale nemica, scoperta e costantemente battuta du­rante tutta la giornata dell'11 dalla nostra aviazione, si era durante la notte divisa in tre gruppi procedenti tutti verso levante, ma a diverse velocità. Ripreso, mediante attive esplorazioni della ricogni­zione marittima, il contatto alle prime ore di ieri, i tre gruppi sono stati accanitamente inseguiti e bombardati da tutta la massa di avia­zione partente dalle basi del sud Italia, della Libia e del Mediter­raneo orientale. I risultati finora accertati di queste azioni danno come sicuramente e ripetutamente colpiti con bombe di grosso ca­libro almeno due incrociatori ed una nave da battaglia. Durante una ricognizione eseguita su Malta, la nostra caccia di scorta ha impe­gnato combattimento con quattro velivoli da caccia avversari, due dei quali sono stati abbattuti in fiamme. Tutti i nostri velivoli sono rientrati alle basi. Un nostro cacciatorpediniere è stato affondato in seguito a bombardamento nemico. L'equipaggio è salvo. Nell'Africa orientale è stato occupato presso Moiale un villaggio inglese, respin­gendo un contrattacco del nemico che ha subito notevoli perdite. In combattimenti aerei nella stessa zona sono stati abbattuti com­plessivamente quattro velivoli da caccia inglesi. Il nemico ha tentato incursioni aeree contro Chisimaio, Giggiga e Massaua, senza cau­sare alcun danno: un velivolo è stato abbattuto dalla nostra caccia ed un altro dalla difesa contraerea. Tutti i nostri velivoli sono rien­trati incolumi alle basi. Uno dei nostri velivoli segnalato ieri come perduto è rientrato alla base.

 

 

34 - 14 luglio

Costretta a rallentare il faticoso ripiegamento verso Alessandria, la formazione navale inglese è stata ancora raggiunta e battuta dalla nostra valorosa aviazione durante tutta la giornata del 13. Incrocia­tori e navi da battaglia sono stati ancora ripetutamente colpiti con bombe di medio e grosso calibro, che hanno aggiunti altri gravi danni a quelli già inflitti precedentemente. Durante tali bombarda­menti quattro velivoli da caccia nemici, dei quali tre bimotori, sono stati abbattuti dai nostri bombardieri; un nostro velivolo non è rien­trato. Una incursione della nostra caccia sulle basi di Malta ha dato luogo ad un combattimento con la caccia avversaria. Due velivoli nemici sono stati abbattuti; tutti i nostri sono rientrati. Durante la notte, a ondate successive, sono stati ripetuti i bombardamenti degli obiettivi militari dell'Isola, causando vasti incendi. Una nostra tor­pediniera ha affondato un sommergibile inglese. Un nostro sotto­marino non è rientrato alla base. Nell'Africa settentrionale incur­sioni aeree notturne effettuate dal nemico sui campi di aviazione del­la Cirenaica non hanno causato nè vittime nè danni. Nell'Africa orientale un'incursione di velivoli inglesi su Moiale italiana è stata sventata dal tiro contraereo che ha abbattuto un velivolo nemico.

 

35 - 15 luglio

Nel Mediterraneo occidentale un nostro sommergibile ha affondato un cacciatorpediniere ed un sommergibile nemici. Incursioni aeree notturne del nemico su Tobruk non hanno causato nè vittime nè danni. Nell'Africa orientale la nostra aviazione ha bombardato ef­ficacemente la base aereo - navale di Aden; durante una ricognizione aerea offensiva presso Buna sono stati mitragliati concentramenti ne­mici e distrutti due velivoli al suolo. Il nemico ha effettuato infruttuose incursioni aeree su Assab: un velivolo è stato abbattuto.

 

36 - 16 luglio

L'affondamento del cacciatorpediniere annunciato col bollettino di ieri è il risultato di un fortunato incontro di un nostro sommergi­bile che audacemente impegnò la lotta contro sei cacciatorpediniere avversari.

Una nostra formazione aerea ha bombardato in Palestina la base di Haifa, importante centro petroliero; diversi depositi, la raffineria ed altri impianti sono stati colpiti, provocando grandiosi incendi che i nostri aviatori, i quali tutti raggiunsero la base di partenza, ancora scorgevano durante il ritorno da circa 200 chilometri di distanza. Durante una infruttuosa incursione aerea su Tobruk è stato abbat­tuto un velivolo inglese. L'equipaggio è stato fatto prigioniero. Nell'Africa orientale, con brillante azione combinata, le nostre truppe hanno occupato le località di Sukela, Terkali, Tagaba, Kokaiya Dula e Danisa, recidendo il saliente che dal Kenia si addentrava nel­la Somalia verso Dolo e raccorciando la fronte verso quella Colonia di circa 300 chilometri. Un tentativo di attacco nemico di nostre posizioni in zona lago Rodolfo è stato respinto col concorso delle popolazioni locali, infliggendo perdite al nemico.

 

37straordinario - 16 luglio

All'alba del giorno 8 luglio un nostro importante complesso navale era uscito dalle sue basi per eseguire una di quelle ricognizioni in for­za nel Mediterraneo centrale, che hanno lo scopo di assicurare la libertà delle comunicazioni marittime e che non vengono rese di pubblica ragione perché la notizia non possa tornare utile al ne­mico. In opportuna posizione, rispetto alla zona rastrellata dalle for­ze navali, erano stati dislocati in agguato vari sommergibili col com­pito di attaccare eventuali forze navali che fossero avvistate e dare informazioni sui loro movimenti.

Una vasta rete di esplorazione aereo - marittima integrava infine il dispositivo navale, mentre altri reparti dell'aviazione incrociavano, come di consueto, sul Mediterraneo occidentale e orientale. Ben presto veniva segnalato che nel Mediterraneo orientale una squadra inglese, uscita da Alessandria e comprendente in totale tre corazzate da 31.000 tonnellate, armate ciascuna con otto pezzi da 381, una nave portaerei, cinque incrociatori e quindici cacciatorpediniere, avan­zava verso ponente. Quasi contemporaneamente veniva segnalato che un'altra squadra inglese costituita da due corazzate: la Hood da 41.500 tonnellate, armata con otto pezzi da 381 ed una del tipo Valiant di 31.000 tonnellate pure armata con otto pezzi da 381, dalla nave portaerei Ark Royal, da due incrociatori e da otto caccia­torpediniere era uscita da Gibilterra e dirigeva verso le Baleari. Una notizia, giunta da uno dei nostri sommergibili in agguato, il quale aveva anche affondato un cacciatorpediniere della scorta al grosso delle forze nemiche, confermava l'avanzata della squadra di levante verso il Mediterraneo centrale. Sulla base di tali notizie veniva allora concertato il seguente piano di azione: — attaccare a sud di Candia, durante tutta la giornata dell'8, coll'aviazione da bombardamento dell'Egeo e della Libia, le navi provenienti da Alessandria; — vigi­lare la squadra Hood, ancora lontana, per essere in grado di attac­carla prontamente non appena fosse entrata nel raggio di azione utile dei nostri bombardieri; — dislocare le nostre squadre navali in zona adatta per assicurare, nella giornata del 9, l'incontro col nemico, co­prendo nel contempo tutto il nostro settore costiero contenente i suoi probabili obiettivi. Nella giornata dell'8, dalle ore 9 alle 20 circa, in dieci ondate successive l'aviazione attaccava la flotta inglese nel Mediterraneo orientale con buoni risultati. Non meno di dieci o dodici grosse bombe raggiungevano il bersaglio; a bordo di un incro­ciatore si sviluppava un incendio. Nella notte sul 9, le nostre squa­dre navali raggiungevano intanto la zona loro assegnata dal piano prestabilito. Il mattino del 9 la limitata visibilità, dovuta a foschia che gravava sul mare, impediva il controllo della formazione inglese, la quale alle 13,30 dava segno della sua presenza nello Ionio con un attacco di velivoli siluranti diretto contro un gruppo di nostri incrociatori distaccati in esplorazione avanzata. Il tentativo veniva pron­tamente sventato, mentre cinque dei nove apparecchi attaccanti ve­nivano abbattuti dal fuoco delle armi contraeree degli incrociatori. Intanto gli idrovolanti catapultati dagli incrociatori e lanciati alla ri­cerca della formazione, fornivano precise indicazioni che consenti­vano al comandante in capo di stabilire, alle ore 15,45, il contatto delle artiglierie. Il gruppo dei nostri incrociatori, che si trovava più prossimo alle navi similari della formazione avversaria, apriva per primo il fuoco, seguito da quello delle corazzate Cesare e Cavour subito controbattuto dalle corazzate britanniche. Malgrado la forte distanza (26.000 metri), il tiro veniva rapidamente portato sul ber­saglio e vari colpi raggiungevano le navi nemiche, una delle quali era vista appruarsi e cessare il fuoco. Anche il tiro dell'avversario ap­pariva efficiente: un colpo da 381 raggiungeva una delle nostre co­razzate, esplodendo in coperta al centro della nave, presso il fu­maiolo, senza però impedire che essa continuasse il proprio tiro con invariata intensità, poiché nessuna parte vitale della nave era stata colpita.

Mentre si svolgeva l'azione fra le navi maggiori, le squadriglie dei cacciatorpediniere che si trovavano in posizione favorevole, andavano animosamente all'attacco sfidando il fuoco di sbarramento delle navi maggiori del nemico, il contrasto dei suoi cacciatorpediniere e l'azione i bombardamento dei suoi aerei. Nonostante la contromanovra delle unità nemiche, rivolta a frustrare l'attacco e ad evitare i siluri, uno di questi, lanciato dalla squadriglia Freccia, raggiungeva un incro­ciatore nemico. Durante la manovra di avvicinamento, questa squa­driglia di nostri cacciatorpediniere abbatteva inoltre tre velivoli in­glesi. L'aviazione della Sicilia e delle Puglie, entrata in azione alle 15,40, la continuava, succedendosi ininterrottamente sul cielo della battaglia, ma le difficilissime condizioni di visibilità, dovute alla foschia non del tutto scomparsa e, soprattutto, al fumo prodotto dai colpi delle opposte formazioni navali ed alle cortine nebbiogene con le quali esse si coprivano durante le manovre, ostacolavano un effi­cace intervento. La flotta nemica cambiava decisamente rotta allon­tanandosi verso sud - ovest zigzagando per sottrarsi quanto poteva all'azione aerea. Il gruppo Hood intanto aveva continuato nella sua rotta giungendo nel pomeriggio dello stesso giorno 9 a sud delle Ba­leari. Così mentre nello Ionio infuriava la battaglia, l'aviazione della Sardegna poteva iniziare la sua implacabile azione che proseguiva lino alle ultime luci del giorno. Alcune grosse bombe venivano cen­trate sul bersaglio; risultava colpita la nave portaerei; da una nave da battaglia si sprigionava, ben visibile, un incendio. Nella stessa se­rata il gruppo Hood iniziava il ritorno verso la sua base di partenza. Si chiudeva così la giornata del 9 con un importante successo delle nostre forze navali e aeree che per la prima volta si erano misurate contro quelle schierate in massa dall'Ammiragliato britannico. Succes­so chiaramente apparso quando entrambi i gruppi nemici si allon­tanavano verso le loro provenienze, dimostrando di rinunciare al conseguimento di quelli che fondatamente si ritiene dovessero essere i loro obiettivi. La formazione inglese sottrattasi alla battaglia nel­lo Ionio, limitava infatti la propria manovra alle necessità della prote­zione di un modesto convoglio di 5 piroscafi che, dalla zona di Malta, doveva raggiungere Alessandria, mentre il gruppo Hood continuava a lenta velocità la sua rotta su Gibilterra. Nella giornata dell'11 le aviazioni della Sicilia e della Libia — le quali durante la giornata del 10 non avevano potuto individuare che elementi isolati — ri­prendevano sotto la loro azione le forze navali inglesi che, suddivise in tre gruppi — procedenti a diverse velocità, indubbiamente a ca­gione dei danni subiti e delle avarie conseguenti — si erano rimesse sulla via di levante. Tale azione continuava ininterrotta nelle gior nate del 12 e del 13 durante le quali le forze aeree della Libia e dell'Egeo entravano in azione a mano a mano che la distanza dei vari gruppi da battere lo permetteva. In tal modo queste nostre for­mazioni aeree di velivoli terrestri si spingevano arditamente sul mare aperto per oltre 600 chilometri dalle loro basi, meritando, anche per questo, titolo di onore.

Non meno di quaranta attacchi si succedevano implacabili contro il nemico, non meno di cinquanta bombe, fra le quali alcune di grossissimo calibro, colpivano le navi avversarie, con visibili effetti. Dieci apparecchi da caccia nemici erano abbattuti. Nella mattinata del giorno 11 il gruppo Hood rientrava a Gibilterra mentre nella notte sul 13 le forze navali di Alessandria rientravano in tale porto. Da fonte nemica non sono ancora confessate le perdite da noi in­flitte. Dalle testimonianze di coloro che hanno partecipato al com­battimento, dalla precisa e indiscutibile documentazione fotografica, dalla lentezza con la quale le navi hanno seguito la via del ritorno, dalla affievolita reazione contraerea, si può ritenere con sicuro fon­damento che tali perdite siano state ragguardevoli. Infatti un caccia­torpediniere e un piroscafo da carico sono stati certamente affondati; due navi da battaglia, quattro incrociatori, due navi portaerei, due cacciatorpediniere, sono stati sicuramente e, taluni, ripetutamente e seriamente colpiti; dodici aerei sono stati abbattuti; una decina di­strutti o danneggiati a bordo delle navi portaerei. Risulta inoltre per certo che di tali unità: — la nave da battaglia Hood è stata colpita con tre bombe, rispettivamente alla stazione di tiro dei grossi calibri, alla torre superiore prodiera dei pezzi da 381 ed alla stazione tele-metrica; — la nave portaerei Ark Royal è stata colpita da una bomba che ha demolito la parte esterna prodiera destra del ponte di volo e distrutti sette apparecchi; — la nave portaerei Eagle presenta una grande falla a prua. Mentre l'Ark Royal è già entrata in bacino a Gibilterra, la Hood per mancanza colà di materiale e di attrezzatura potrebbe dover essere inviata in Inghilterra.

 

38 - 17 luglio

Un nostro sommergibile ha affondato una grossa nave cisterna nel Mediterraneo orientale. In combattimento aereo impegnato dalla no­stra caccia sull'isola di Malta, sono stati abbattuti due velivoli ne­mici; un nostro velivolo non è rientrato. Il porto di Alessandria è stato nuovamente ed efficacemente bombardato. Nell'Africa setten­trionale la nostra aviazione ha bombardato con evidenti risultati aeroporti e baraccamenti a Marsa Matruh e a Sidi Barrani; tutti i veli­voli sono rientrati. Un attacco in forza tentato dal nemico contro le nostre posizioni a nord della ridotta Capuzzo con l'impiego di una cinquantina di carri armati preceduti da cortine fumogene, e stato valorosamente respinto dalle nostre truppe. Aerei nemici hanno reite­rato attacchi notturni sul porto di Tobruk senza recare alcun danno. Nell'Africa orientale nostre bande hanno occupato Ghezan, nella regione di Kurmuk, catturando armi ed una bandiera britannica. La popolazione si è sottomessa con entusiasmo. Nel Kenia, a seguito dell'operazione nella zona di Moiale, citata nel bollettino n. 33, è stato occupato il paese di Moiale inglese. Incursioni aeree nemiche su Agordàt, Asmara ed Assab hanno recato lievissimi danni. Un velivolo nemico è stato abbattuto. Un nostro sottomarino non ha fatto ritorno alla base.

 

39 - 18 luglio

Nell'Africa settentrionale sono stati rinnovati efficaci bombardamenti nella zona di Marsa Matruh; tutti i velivoli sono rientrati. Nell'Africa orientale il nemico ritiratosi da Moiale è stato inseguito verso Buna dalle forze terrestri e dalla aviazione, che ha mitragliato e sbandato autocolonne in fuga. Sono state prese armi, munizioni e autocarri. Nostri aerei hanno bombardato il campo di aviazione di Wajir con evidenti risultati. Il nemico ha bombardato il campo di Agordàt, senza recare danni; un velivolo inglese è stato abbattuto dalla nostra caccia.

 

40 - 19 luglio

Una nostra formazione aerea ha raggiunto la base di Gibilterra in un lungo volo di 3200 chilometri, ostacolato dalle condizioni atmo­sferiche e ha bombardato efficacemente l'arsenale e gli altri obiettivi militari. Un piroscafo sorpreso dalla nostra aviazione mentre tentava di passare dal canale di Sicilia è stato colpito da bombe, gravemente danneggiato e quindi abbandonato alla deriva dall'equipaggio. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Nel Mediterraneo orientale un sommergibile nemico è stato affondato.

 

41 - 20 luglio

Presso l'isola di Candia si è svolto ieri all'alba un combattimento di tre ore tra i nostri incrociatori leggeri Giovanni dalle Bande Nere e Bartolomeo Colleoni da 5000 tonnellate ed una forza inglese com­posta di due incrociatori protetti, di 7000 tonnellate del tipo Sidney, e quattro cacciatorpediniere. Nonostante la netta superiorità delle forze avversarie i nostri incrociatori hanno impegnato il combatti­mento infliggendo gravi danni al nemico. L'incrociatore Bartolomeo Colleoni, colpito in un organo vitale ed immobilizzato, è affondato combattendo strenuamente. Una buona parte dell'equipaggio si ri­tiene che sia salva. Nostre formazioni da bombardamento hanno rag­giunto le forze navali nemiche e le hanno ripetutamente bombardate colpendo più volte gli incrociatori. Una nave nemica in fiamme è affondata. I nostri velivoli sono rientrati tutti alle loro basi.

 

42 - 21 luglio

Nostri velivoli hanno eseguito un efficace bombardamento notturno a bassa quota sul silurificio di Malta, provocando vasti incendi e rientrando tutti incolumi alle basi. Nell'Africa settentrionale un ve­livolo inglese è stato abbattuto e l'equipaggio, di tre uomini, è stato fatto prigioniero. Nell'Africa orientale nostri velivoli hanno effet­tuato efficaci bombardamenti sulla base aerea di Buna (Kenia), sulla base aero - navale di Berbera e su posizioni nemiche nella zona di Kurmuk (Sudan anglo - egiziano). Un nostro velivolo non è rientrato.

 

43 - 22 luglio

Da sicure informazioni risulta che, in seguito ai combattimenti aero - navali svoltisi tra il giorno 8 e il 13 luglio, oltre alla nave portaerei Ark Royal ed alla nave da battaglia Hood, anche una nave da bat­taglia tipo Warspite (31.000 tonnellate) e gli incrociatori Gloucester (10.000 tonnellate) e Arethusa (5.200 tonnellate) hanno subito gravi avarie. Sensibili sono inoltre le perdite negli equipaggi nemici. Un velivolo nemico che, durante le operazioni di salvataggio di un no­stro velivolo sceso in mare per avaria ai motori, aveva tentato di mitragliarne l'equipaggio, è stato abbattuto in fiamme dalla nostra caccia; un ufficiale del suo equipaggio, sceso in mare col paracadute, e stato tratto in salvo e fatto prigioniero da un nostro idrovolante.

Nell'Africa settentrionale sono stati effettuati intensi ed efficaci bom­bardamenti delle basi nemiche di Sidi Barrani e Marsa Matruh. Nell’Africa orientale sono stati bombardati e mitragliati apparecchi e truppe inglesi nella base di Buna ed a Wajir, dove un velivolo da caccia nemico è stato abbattuto. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Incursioni aeree nemiche su Asmara non hanno causato né vittime né danni.

 

44 - 23 luglio

Nell'Africa settentrionale, nostre efficaci azioni di bombardamento e di spezzonamento al confine egiziano, nelle zone di Marsa Matruh e di Sidi Barrani.

Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Nell'Africa orientale la nostra aviazione ha nuovamente bombardato con successo Wajir. Il nemico ha bombardato reiteratamente Dire Daua, senza recare danni ed uc­cidendo un indigeno.

 

45 - 24 luglio

Nostri sommergibili nel Mediterraneo orientale hanno affondato un cacciatorpediniere australiano ed un sommergibile. Una nostra for­mazione ha bombardato i depositi di carburante della base navale di Malta; malgrado la violenta reazione contraerea nemica gli obiettivi sono stati centrati provocando numerosi incendi.

Nell'Africa settentrionale due velivoli da caccia nemici tipo Gloster sono stati abbattuti in combattimento aereo; da parte nostra, nessuna perdita. Nella notte sul 24 in seguito ad allarme su segnalazione da Gaeta sono entrate in azione le batterie antiaeree di Roma che hanno effettuato tiri di sbarramento a due riprese. Nessun lancio di bombe. Qualche ferito da schegge.

 

46 - 25 luglio

Nostre formazioni aeree hanno bombardato efficacemente la base navale di Alessandria ed il centro petroliero di Caifa dove sono stati colpiti in pieno ed incendiati depositi e raffinerie. Tutti i nostri ve­livoli sono rientrati. Nel cielo di Malta un quadrimotore inglese at­taccato dalla nostra caccia è stato colpito e gravemente danneggiato. Nell'Africa settentrionale durante una tentata incursione aerea ne­mica su Bardia, contrastata dalla nostra caccia, sono stati abbattuti tre velivoli inglesi; un nostro velivolo non è rientrato. Nell'Africa orientale un velivolo nemico è stato abbattuto durante una tentata incursione su Massaua. Sono stati bombardati dai nostri aerei treni e depositi nella stazione di Ghedaref (Sudan). Un nostro sottomarino non ha fatto ritorno alla base.

 

IMAM Ro.43

 

IMAM Ro.43

motore Piaggio P.X R. cv. 700, apertura alare m 11.57, lunghezza totale m 9.71, altezza totale m 3.51, superficie alare 33.36 mq, peso a vuoto 1.760 kg, massimo 2.400 kg. 2.400 velocità massima: km/h. 303 a 2.000 m, tangenza 7.200 m, autonomia 1.092 km, armamento 2 mitragliatrici da 7,7 mm. 

Derivato dal ricognitore terrestre Ro.37 il Ro.43 fu l’unico velivolo catapultabile imbarcato utilizzato dalla Regia Marina sulle sue unità durante la seconda guerra mondiale. Entrato in produzione nella primavera del 1936 il velivolo era in possesso di caratteristiche paragonabili a quelle di velivoli similari in uso presso aviazioni straniere ma a suo sfavore erano le limitate qualità nautiche e ricorrenti avarie e cedimenti strutturali. Malgrado la formula superata i Ro.43 parteciparono a tutti gli scontri navali avvenuti nel corso della II guerra mondiale subendo inevitabili perdite ma fornendo, grazie all’alta professionalità e allo spirito di sacrificio degli equipaggi, sempre importati notizie sulla forze navali contrapposte.


 

47 - 26 luglio

Una nostra formazione da bombardamento dopo lungo volo not­turno ha raggiunto e bombardato efficacemente la base navale di Gibilterra. Tutti i nostri velivoli sono rientrati alle basi. In Africa settentrionale, durante una incursione aerea su Derna, che ha fatto alcune vittime e danni di scarsa importanza, la nostra caccia ha ab­battuto un apparecchio nemico tipo Gloster. I danni prodotti dal bombardamento degli impianti petroliferi di Caifa sono, per ammis­sione del nemico, rilevanti. L'incendio fu circoscritto dopo molte ore.

 

48 - 27 luglio

La base navale di Malta è stata durante la notte violentemente bom­bardata. Oltre il velivolo Gloster ieri segnalato come abbattuto in Africa settentrionale, un secondo velivolo dello stesso tipo è pure stato distrutto. Niente di particolarmente importante sugli altri fronti.

 

49 - 28 luglio

La base navale di Alessandria è stata bombardata.

Nell'Africa settentrionale nostre fortunate incursioni oltre il confine cirenaico contro formazioni di autoblindo inglesi hanno causato no­tevoli perdite al nemico: sono state catturate quattro autoblindo ed altre sei sono state seriamente danneggiate. Sono stati fatti alcuni prigionieri, tra i quali l'ufficiale capo gruppo.

Nostre formazioni aeree hanno ieri sottoposto nel Mediterraneo orien­tale grosse unità della flotta inglese a reiterati ed efficacissimi bom­bardamenti. A Bumbode, uscita del Nilo Azzurro del territorio dell'Impero, una nostra banda ha battuto ed inseguito un forte nucleo avversario infliggendogli gravi perdite.

 

50 - 29 luglio

Oltre il confine cirenaico nostre formazioni aeree hanno inseguito, con azioni di mitragliamento e di spezzonamento, formazioni di auto­blindo nemiche, colpendone molte gravemente. In combattimento aereo sono stati abbattuti due velivoli nemici tipo Blenheim; due nostri velivoli non sono rientrati.

 

51 - 30 luglio

Durante tutta la giornata di ieri numerose nostre formazioni aeree hanno ripetutamente bombardato un convoglio nemico in movimento nel Mediterraneo orientale e scortato da navi da guerra tra le quali una portaerei. Diverse unità sono state seriamente colpite, una in­cendiata. In un combattimento aereo impegnatosi fra i nostri bom­bardieri e la caccia nemica levatasi dalla portaerei, un velivolo da caccia nemico è stato abbattuto. Un nostro velivolo non è rientrato. Nell'Africa orientale è stata ampliata la nostra occupazione di Kur­muk e catturata un'intera colonna nemica di rifornimenti con viveri, armi e munizioni. E' stato efficacemente bombardato il porto di Aden colpendo in pieno una nave.

 

52 - 31 luglio

La nostra aviazione dell'Africa orientale ha nuovamente bombardato il porto di Aden colpendo in pieno due navi ed un grosso deposito di carburanti. Tutti i nostri velivoli sono rientrati. Durante una ten­tata incursione aerea del nemico su Assab un apparecchio da bombar­damento tipo Blenheim è stato abbattuto dalla nostra difesa antiaerea.

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