Nachtjagd, un pilota racconta

Messerchmitt Bf.110 nachtjagd


Aereo nemico abbattuto nel settore Zwo Anton

caccia notturna nel cielo della Germania

 

Lontane, remote si stendono davanti a noi le dita bianche, sottili dei riflettori antiaerei. In cielo, il primo lampeggiare detonante delle granate. Ed ec­co i colorati fili di perle uscite dalle canne dei pezzi più leggeri che ci si mettono di mezzo...

 

"Via!" Si chiudono fragorosi i finestrini dell'abita­colo. Un balzo e il motorista di terra è giù. Nella ventata dell'elica freme già la fusoliera. Si tirano via di strappo i blocchi alle ruote del carrello. Ce ne andiamo come un colpo di ramazza per la pista di calcestruzzo, via nel buio sconfinato. Ci tuffiamo nel muro spesso delle nubi e si sale, sempre più su... Abbiamo raggiunto la quota prescritta. Nel pro­fondo, sotto di noi, riluce la massa grigio-lattea delle nubi, che già si staglia nitida in più punti sullo sfondo delle vampate della contraerea, delle esplo­sioni delle bombe, dei riflettori che frugano nel cielo della mia città natale, dei grossi focolai rossi d'in­cendio. Un remoto richiamo raggiunge anche noi, con ancestrale subitaneità! Siamo sulle peste... La luna è la nostra gran lampada.

 

"King" siede davanti, ai comandi. La sinistra sulla leva del gas, la destra sul pulsante delle mitraglia­trici e dei cannoncini. Gira di scatto la testa, una volta a destra e una a sinistra, gli occhi che trapa­nano la notte...

 

« È lì davanti. Lo vedete? ». Fuori gas. È un Lock­heed Hudson; molto più lento di noi e non ci ha avvistati. La nera verniciatura mimetica luccica nell'argenteo chiaro di luna. Attacchiamo: il caccia viene tirato in cabrata di strappo e poi spara da tutte le sue canne. Il rombo cupo del motore è sopraffatto dal secco sgranare delle armi di bordo. Per la durata d'un respiro guardiamo dentro uno zampillante, mortale fuoco d'artificio. E ne siamo poi sospinti indietro, con una violenza insostenibile. Il Lock­heed esegue una virata pazzesca: ci buttiamo dietro. L'inglese deve avere ancora il comando del suo ae­reo. Manovra da dio quando lo ripigliamo e ci mettiamo ancora sotto di lui per attaccarlo senza pietà. Giallo abbagliante, rosso accecante, di nuovo fili di luce di traccianti che dall'altezza degli occhi corrono a sparire nel pancione pendulo del bom­bardiere britannico. Mica si difende. Già fuori causa il suo mitragliere? Guarda, guarda, le fiam­melle che palpitano su quel fianco sinistro! « È in fiamme, King, è in fiamme! ». Macché, si precipita ancora verso la superficie delle nuvole, che possono voler dire la sua salvezza, se mai ce la farà a tuffar­cisi indenne. Ci buttiamo ancora al folle attacco. Prima che si tuffi tra le nubi e se ne ammanti, gliene arriva una di quelle al fianco destro. Sprofonda poi dentro quei veli bianchi, ma un palpitante bagliore se lo porta appresso...

 

Quant'è fantomatico l'incontro del nemico la notte in cielo! Come un'ombra nera che sveli le corporee forme soltanto in un "dopo", ci spunta davanti di colpo la sagoma anatrina d'un Vickers Wellington. « Attacco! » avvisa King e fa scattare l'aereo in avanti. Ma prima ancora che il fuoco mortale sia espulso dalle canne del caccia, con l'anticipo d'un battito del polso ci passa sopra un palpitare che viene dalla torretta in coda del bombardiere inglese. Una fiammella minuscola come se lontanissimo qualcuno avesse acceso un fiammifero di zolfo. Istantaneamente le nostre armi di bordo fanno un baccano assordante: è acciaio rovente quello che adesso sta trapanando il ventre dell'avversario mentre nell'attaccare spiega le ali. Sparito. E come una voce lamentosa che chiami remota sento dire dentro la mia cuffia: «Sono ferito!. Non ce la faccio più; Prepararsi a sbarcare! ». La mano mi vola subito alla maniglia di sicurezza. Rivolgo ancora un'occhiata interrogativa al marconista. Si volta anche il pilota. Gli cola il sangue, a entrambi, per la faccia.

 

 

Messerchmitt Bf.110 nachtjagd 

 

 

King dev'essere ferito grave. Alla sua destra, nel tetto di vetro dell'abitacolo, si apre un grosso buco frastagliato. Plumbeo silenzio. Ho le mani immobili sulla cintura del paracadute. Ho tutto il corpo in tensione. Poi, le parole di sollievo: « M'è partito l'occhio destro — dice King — però ho an­cora in mano l'apparecchio. Vedrò di riportarvi a casa ». Il marconista ha preso solo un colpo di stri­scio, pare. Ora che è almeno momentaneamente allontanato il minaccioso destino, ascoltiamo, come fosse una musica, il rassicurante regolare rombo dei motori.

 

E il Wellington? L'avremo mica attaccato per nien­te? Macché, l'avevamo preso bene, malgrado tutto. È lì, poco davanti, che procede incerto d'abbrivo. « King, guarda che ha il fuoco a bordo. Guarda che scivola d'ala sinistra! È saltato in aria! ». Dovevo averlo urlato con quanta voce avevo in corpo. E prima che davanti lo capiscano, glielo devo ripetere. E mentre King risponde, con una sola sillaba, senza gioia per la vittoria che è sua, sento che lo scontro non è ancora terminato e stavolta con una certezza angosciosa. Ne va della pelle, adesso. L'ha in mano lui. Perché se adesso le schegge gli han preso anche la parte sinistra della faccia e gli cola il sangue anche nell'altro occhio, siamo liquidati.

 

Tutt'intorno all'apparecchio che ha già lanciato l'appello "Aereo in pericolo!" infuria la battaglia con indefessa violenza. Sotto il baldacchino delle nubi ci accoglie il buio fitto: tenebre che le vampate della contraerea stracciano solo qua e là. Da qual­che parte arde rabbiosa una gran luce. I camerati seguiranno senz'altro il nostro rientro al nido con tutto lo spasimo della loro speranza. E finalmente adesso che il posto ci si ripresenta con tutte le sue luci siamo sopraffatti dalla certezza che dominere­mo la malasorte. King cala per l'atterraggio. L'aria compressa caccia fuori il carrello. Un saltello sul bordo erboso, poi l'aereo rulla fino in fondo sul carrello, perfettamente, e sta.

 

Sapremo poi che al suolo sono cadute le ultime gocce del liquido di raffreddamento, uscito dal suo contenitore.

 

Due, tre volte, King minaccia di crollare, mentre ci rechiamo al comando. E ogni volta torna a ergersi, con le sue ultime forze, sulle nostre sollecite mani. C'inonda calda luce, quando spalanchiamo la porta della baracca per entrare. Un gran silenzio nel lo­cale illuminato: venti, trenta paia d'occhi si posano sul giovane pilota. Ed eccolo irrigidito nell'attenti davanti al comandante, i biondi capelli arruffati e la faccia tutta bagnata di sangue. « Col massimo osse­quio a rapporto: Oberleutnant King, rientra dal volo sul nemico. Un aereo sicuramente abbattuto in zona Zwo Anton! ».

 

Das Reich

settembre 1941

 

 

 Luftwaffe nachtjagd emblema

 

 

ASSI DELLA NACHTJAGD

In ordine alfabetico

La data di morte è segnata solo nel caso di decesso in periodo bellico

 

INSIGNITI DELLA CROCE DI FERRO CON BRILLANTI

 

Oberst Helmut Lent (+ 7. 10. 1944)

1°, 2°, 3° NJG (Nachtjagdgeschwader)

110 vittorie (8 diurne)

 

Major Heinz-Wolfgang Schnaufer

1°, 4° NJG

121 vittorie

 

 

INSIGNITI DELLA CROCE DI FERRO CON FRONDE DI QUERCIA E SPADE

O CON OLTRE 50 VITTORIE

 

Hauptmann Ludwig Becker (+ 26. 2. 1943)

1°, 2° NJG

46 vittorie

 

Hauptmann Martin Becker

3°, 4°, 6° NJG

57 vittorie

 

Major Martin Drewes

1° NJG

52 vittorie

 

Oberleutnant Gustav Francsi

1° NJG

56 vittorie

 

Hauptmann Hans-Dieter Frank (+ 27. 9. 1943)

1° NJG

55 vittorie

 

Oberleutnant Rudolf Frank (+26. 4. 1944)

3° NJG

45 vittorie

 

Hauptmann August Geiger (+ 27. 9. 1943)

1° NJG

53 vittorie

 

Oberleutnant Paul Gildner (+ 24. 2. 1943)

1° NJG

44 vittorie

 

Hauptmann Hermann Greiner

1° NJG

50 vittorie

 

Major Wilhelm Herget

4°, 3° NJG

71 vittorie (14 diurne)

 

Oberst Hajo Herrmann

300° e 30° JG (jagdgeschwader) e la Jagddivision

9 vittorie

 

Major Werner Hoffmann,

3°, 5° NJG

52 vittorie

 

Oberstleutnant Hans-Joachim Jabs

1° NJG

50 vittorie (22 diurne)

 

Hauptmann Reinhold Knacke (+ 3. 2. 1943)

1° NJG

44 vittorie

 

Feldwebel Reinhard Kollak

1°, 4° NJG

49 vittorie

 

Hauptmann Josef Kraft

4°, 5°, 1°, 6° NJG

56 vittorie

 

Major prinz zur Lippe-Weissenfeld (+ 12. 3. 1944)

2°, 1°, 5° NJG

51 vittorie

 

Oberstleutnant Herbert Lutje

1°, 6° NJG

53 vittorie

 

Hauptmann Manfred Meurer (+ 21. 1. 1944)

1°, 5° NJG

65 vittorie

 

Oberst Gunther Radusch

1°, 3°, 5°, 2° NJG

64 vittorie

 

Hauptmann Gerhard Raht

2° NJG

58 vittorie

 

Hauptmann Heinz Rökker

2° NJG

64 vittorie


Major Prinz zu Sayn-Wittgenstein (+ 21. 1. 1944)

3°, 2° NJG

83 vittorie

 

Major Rudolf Schönert

1°, 2°, 5°, 100° NJG

64 vittorie

 

Oberst Werner Streib

1° NJG

66 vittorie aeree

 

Hauptmann Heinz Struning (+ 24. 12. 1944)

2°, 1° NJG

56 vittorie

 

Oberfeldwebel Heinz Vincke (+ 26. 2. 1944)

1° NJG

54 vittorie

 

Oberleutnant Kurt Welter

300° JG, 11° NJG

oltre 50 vittorie

 

Major Paul Zorner

2°, 3°, 5°, 100° NJG

59 vittorie

 

 

Messerchmitt Bf.110 nachtjagd

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