Werner Mölders: abbattuto dopo 25 vittorie

Werner Mölders campagna di Francia 1940 

 

Il racconto di Werner Mölders sul suo abbattimento sulla Francia:

 

« Siamo partiti alle 15,15, ancora con l'80 Staffel. Ci siamo spinti fino ad Amiens. Sta per scadere il tempo. Aerei in cabrata sopra di noi, ma arrivano da 7000 m di quota e non li distinguo bene. Niente. Sono Me! Insomma adesso si scende un po', e si tira pian piano verso casa. Macché.

Sei Moranes, di colpo. Gli andrò lateralmente in coda, poi attaccherò. Sono quasi piazzato, e vedo che attaccano già i Me di due Staffeln che non conosco. Arrivano infatti prima loro, e allora mi metto un po' in disparte a vedere come va a finire. Solito girotondo, soliti Moranes che si piazzano co­me si vede per lo scontro. Un Me è già lì che va giù in fiamme, col pilota appeso al paracadute. Assisto ancora un po' al duello, poi me la piglio con un Morane al quale tre Messerschmitt tirano invano a ogni sua virata. Ho l'avversario nel mirino, ma è un attimo, perché mi scivola subito via d'ala, e infatti non l'ho preso bene. Poi, me lo vedo di sotto in cabrata, me lo nasconde un istante un'ala... ed ec­colo che mi affianca, un po' più sotto, in coda. Per la miseria, s'è anche messo a sparare...

Cabro e vado a mettermi bene davanti al sole. Il francese m'avrà perso, penso, se adesso vira in di­rezione opposta e sparisce chissà dove, in direzione sud...

Sotto di me, ancora due Messerschmitt si pestano con l'ultimo Morane. Sto a vedere il duello. Il Morane va via in picchiata per sfuggire alle raffiche ben dirette, poi si tira su di nuovo e riprende a volteg­giare. Un'occhiata dietro: lassù in coda tutto pieno di Me che volteggiano. Io sono a circa 800 metri. E all'improvviso, scoppi e lampeggiamenti e non vedo più niente. I colpi mi fanno a pezzi l'acceleratore; la leva del comando parte in avanti; vado giù in per­pendicolare... e se non mi butto subito è la fine...

Agguanto la leva di sgancio; il tettuccio vola via; ed ecco il mio bravo uccellaccio che fa ancora una cabratina, tanto per offrirmi l'opportunità, l'ultima. di potermi slacciare le cinture e tirarmi su dal seg­giolino.

Libero... Tirare la funicella... Che di colpo mi resta in mano... M'attraversa tutto uno spavento della malora... Annaspo per aria.., e niente!... Il paraca­dute s'è già aperto!...

Già, e adesso che gran silenzio. Rivedo il mio aereo senza guida, il fianco sinistro tutto sventrato... Un po' prima del suolo tira ancora su il muso, pare non volerci credere neanche lui, che dopo venticinque vittorie una volta possano anche dargliele... e poi pesta di schianto in verticale e va tutto in fiamme. Quieto quieto, sto appeso al paracadute. Mi porta zitto zitto verso terra, la quale appartiene ancora alla Francia, siamo a 60 km dietro il fronte, a occi­dente di Compiègne.

Sfodero la pistola, le tolgo la sicura, poi me la infilo in una tasca dei pantaloni. Sotto di me, due conta­dini acchiappano i loro cavalli e se la danno a gambe. Alla ricognizione del terreno, vedo un pez­zettino piccolo di bosco e per il resto tutto prati. Il suolo s'avvicina improvvisamente più in fretta, fletto le gambe... urto relativamente leggero. Mi libero subito del paracadute, e piglio la corsa in direzione del bosco. Da una parte, accorrono fran­cesi. Sul limitare del bosco, svam!, mi fischia alle orecchie una pallottola. Sbatto via il giubbetto di pelo, e filo via, all'altro capo del boschetto, da re­stare a fiato molto corto. Rimanere là dentro non serve; tanto il boschetto lo rastrellano tutto, siste­maticamente. Guardo intorno, dall'altra parte del boschetto, ed è un accorrere di soldati e contadini da entrambi i lati. Davanti a me, un grande campo di lupini. Mi inoltro, gattoni, per allontanarmi il più possibile dal punto nel quale mi ero lanciato. Ed ecco vicina una forte esplosione, e una gran nuvola di fumo bluastro che sale. Dopo essere precipitato e andato in fiamme, il mio aereo è saltato in aria.

Vado avanti, su gomiti e ginocchia, ogni tanto mi guardo intorno. Riesco a trascinarmi così per quasi un'ora senza che mi vedano. Poi, mi accorgo che hanno cominciato a rastrellare anche questo cam­po; che ci sono degli uomini i quali vengono verso di me. Mi appiattisco più che posso sul terreno: a dieci metri sulla mia sinistra sta passando un contadino. Credo già passato il pericolo, quando mi sento in­terpellare alle spalle. È finita.

Mi alzo, piano piano; sto fermo. Vedo soldati e contadini da ogni parte che rastrellano il terreno. Mentre mi alzavo, non so quali poilu imbestialito m'ha fatto sibilare un colpo sotto il naso, senza pigliarmi. E va bene, mani in alto. Sono prigioniero!    

 

Der Adler, 1940

 

 

Werner Mölders campagna di Francia 1940

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