Neubert e Gnys

 Junkers Ju.87 Stuka

 

 

Dal campo Nieder-Ellguth am Steinberg, presso Oppeln nella Slesia Superiore, poco dopo le 4,45 di venerdì 1° settembre 1939 decollano 21 Ju.87 B del I Stormo Stuka 2 Immel­mann, al comando del maggiore Oskar Dinort. Ai comandi dello Ju 87 B (T6 + GK), il sottufficiale Frank Neubert al quale arride la prima vittoria aerea della seconda guerra mondiale.

 

« Avevamo il compito di attaccare il campo di Cracovia. Sganciate le bombe, facciamo rotta verso il Reich e guadagniamo un po’ quota. In quel momento vedo, giù sulla destra, deve esser sta­to a nordovest di Cracovia, un campo d’aviazione intorno al quale volano degli aerei polacchi.

Poi, mi accorgo, davanti a me, che uno Ju.87 rimasto isolato viene attaccato da due caccia polacchi. Decido su­bito di dare una mano al camerata, così cerco di avvicinarmi a uno dei caccia polacchi, in posizione di tiro. La manovra mi riesce, faccio partire una raffica, ma senza riuscire a notare alcun successo evidente. A un’altra raffica, riesco a notare che i traccianti delle mie scariche di mitraglia spariscono nell’abitacolo del caccia polacco. In un primo mo­mento, però, non si nota nessuna reazione. Quando mi accingo al terzo assalto, invece, tutto quell'ap­parecchio salta in aria: letteralmente, i frammenti ci volavano intorno alle orecchie. Punto subito gli oc­chi sull’altro caccia attaccante. Come mi piazzo proprio in posizione di tiro, il caccia polacco mi fa un’elegante virata in cabrata di sinistra e chi lo vede più. Allora riprendiamo il volo per Nieder-Ellguth, dove atterriamo. Il tenente Brandenburg m’ha let­teralmente buttato le braccia al collo, con queste parole: “Ci hai salvato la pelle” ».

 

 

 PZL P.11c

 

 

Ai comandi del caccia polacco che s'è messo in salvo dalle scariche delle mitragliatrici del sottufficiale Neubert c'è il sottotenente Wladyslaw Gnys, il quale, pochi istanti dopo, abbatte il primo aereo tedesco della guerra, uno Stuka del 1° Gruppo dello Stormo Immelmann.

 

« Il campo si trovava ai margini del vil­laggio, alle prime alture montane di Balice, nei pressi di Olkusz. La nostra 122a Squadriglia che ap­parteneva all’Armata Cracovia aveva appunto il compito della difesa di Cracovia. Avevamo appena appreso per telefono che le forze armate tedesche stavano varcando la nostra frontiera e il coman­dante della mia squadriglia, il capitano Medwecki, mi ordina di partire in perlustrazione. Ci stipiamo dentro i P-11 e rulliamo verso il punto di involo. All’improvviso, 5 chilometri a sud, più o meno, sal­tano su degli Stukas, a 300 m di quota al massimo. Noi siamo ancora lì che guadagniamo piano piano in velocità e in altezza e gli Stukas aprono il fuoco con le mitragliatrici. Io riesco a mettermi in salvo con una disperata cabrata in virata, ma dal P- 11 del capo squadriglia si alza di colpo una vampata ac­cecante e l’apparecchio esplode. Sapevo benissimo di non avere troppe probabilità di scamparla; non potevo certo farcela, con gli Stukas tanto più veloci e tanto meglio armati. L’unica cosa alla quale mi potevo affidare era la grande maneggevolezza del vecchio buon P-11 e, così, mi sono lanciato su uno degli avversari e gli ho scaricato quasi tutto il caricature nella fusoliera. Prima, l’aereo colpito ha cabrato a tutto motore; poi è passato in arcata di volo e picco. Mi son detto: “Quello vuol farmela”. Gli ho tagliato la strada e l’ho attaccato ancora. Nella sua picchiata, invece, sfiora gli alberi e poi s’infrange al suolo. Automaticamente guardo l’orologio. Erano proprio le 5.30 ».

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