Luftwaffe: primo inverno in Russia

Luftwaffe Russia inverno 1941

 

 

NOTE DI SERVIZIO SUL VOLO INVERNALE

 

Né l’esercito né l’aviazione tedeschi sono attrezzati per una vera e propria campagna invernale quando ha inizio la guerra contro la Russia. Nel 1941-42 in Russia le temperature oscillano per settimane tra i —30 e i —50 °C, al suolo, e in quota calano ai —70.
Con gli aerei le difficoltà si manifestano soprattutto non già quando l’apparecchio è avviato, ma quando a temperature inferiori alla norma si tratta di doverlo mettere in moto.

 

Carrelli:

La remora precipua all’immediatezza d’impiego è il frequente e notevole ghiacciar della neve sulle superfici e parti direzionali, ghiacci che manualmente non si possono rimuovere del tutto. Con gli aerei minori si è fatto ricorso a rivestimenti antighiaccio, senz’altro inadeguati rimedi che al forte vento che spazza spesso il suolo gelano a loro volta da potersi maneggiare a stento. Aviorimesse e ripari chiusi sono l’eccezione. Quanto al tentativo di ovviare con spennellature di grassi anidri alla formazione di ghiaccio sulle superfici, esso è frustrato dalla carenza di materiale, per cui il sistema migliore, se non il più soddisfacente, per rimuovere la formazione di ghiaccio al suolo è ancora quello dei carrello da riscaldamento. Negative le esperienze col pattino da neve, basti vedere il corriere e postale leggero Fieseler Storch che con qualsiasi stratificazione e qualità di neve vien tenuto pronto all’involo su pattini e che difetta esclusivamente di un freno efficiente ai pattini che ne aumenti la governabilità al suolo. I pattini affrettatamente costruiti per tutti gli altri aerei, poi, sono stati un tentativo deludente.

Si possono montare soltanto su carrello estratto e causano un’enorme perdita in velocità (il 25% circa), deficit sul quale non si può certo chiudere un occhio. Tanto più che s’è ripetutamente constatato che con uno spessore dei manto nevoso fino a cm 60, quali che siano la grandezza delle ruote e il tipo di fabbricazione, i carrelli possono essere adoperati senz’altro.

 

Motori:
Le difficoltà da freddo ai motori si manifestano soprattutto all’avviamento. L’avviamento a freddo presuppone la più attenta cura e la più rigorosa osservanza delle prescrizioni di servizio. Bisogna somministrare al motore da avviare una sostanza lubrificante diluita con la benzina. Dopo circa 20 minuti di volo l’additivo lubrificante è evaporato e il motore gira a normale temperatura dell’olio. Più frequenti che al motore iii sé le noie ai congegni d’avviamento a causa del congelamento dell’olio nelle condutture dei congegni stessi. Ingranare repentinamente l’avviamento è stato persino causa della rottura dell’albero. Le formazioni di ghiaccio sulle eliche non sono quasi mai pericolose, si sono tuttavia avuti danni all’aereo e lesioni all’equipaggio da frammenti di ghiaccio saltati via. Non ci sono prove che si possa ovviare a questo inconveniente mediante riscaldamento delle eliche.

 

Strumentazione di volo:
Gli strumenti di bordo (apparecchi Siemens e Askania) risultano sorprendentemente piuttosto in differenti al freddo.

 

Apparecchi di comunicazione:
Mentre si dimostrano insensibili al freddo, gli apparecchi di comunicazione sono tuttavia sensibilissimi all’umidità.

 

Carburanti:
Tutti i carburanti sono sufficientemente inalterabili al freddo. Si è dimostrato particolarmente utile per la conservazione della liquidità dell’acqua da raffreddamento il ben noto Glysantin.

 

Armi di bordo:
Si manifestano piuttosto frequentemente le noie alle armi, quasi sempre dovute a lubrificanti insufficientemente inalterabili al freddo. Ogni tanto nelle armi comandate elettricamente le noie sono dovute alla formazione di acqua condensata nelle condutture.

 

Munizioni da sgancio:
Con neve alta più di 1 m l’efficacia di dirompenti e spezzoni subisce una flessione considerevole già a posizione o.V (ohne Verzögerung, senza ritardo) dell’innesco, poiché la neve attutisce la disseminazione laterale delle schegge. Perfino i sensibilissimi inneschi dello spezzone da 2 kg (SD 2) fanno cilecca nel 75% dei casi su neve molle e profonda. Per contro la resistenza incontrata sul terreno indurito dal gelo frantuma la dirompente senza che esploda.
Svolgono un’azione collaterale imprevista e non calcolata originariamente gli spezzoni disseminati sulla neve e rimasti inesplosi: inquinano la zona come se fossero mine, poiché al minimo urto di passanti, animali o veicoli saltano in aria. Riconosciutale tale dote, è sempre più frequente l’impiego della SD 2 per l’inquinamento di zone che si vogliano rendere di difficile transito al nemico.

 

Abbigliamento e attrezzature per gli equipaggi:
Ingombrante e molesta risulta, nelle lunghe marce dopo atterraggi di fortuna, la combinazione tedesca in pelle di pecora (due pezzi o intera). Le termotute si sono dimostrate anche peggiori. Regolarle richiede molta attenzione, sono inoltre delicatissime e inadatte agli atterraggi di fortuna. Il più adatto allo scopo pare proprio il completo in pelo di cammello o altro pelo, con rivestimento impermeabile (niente cappotti di pelle e niente pellicce nude). Se imbottite di pelo, le calzature devono avere suolatura robusta e che non scivoli e devono essere bene aderenti al piede. Si è dimostrato ottimo il semplice stivaletto russo in feltro (Wolinki), mentre è risultato inadatto alle marce lo stivaletto imbottito di pelo dell’aeronautica tedesca, perché sta troppo largo. Si raccomanda di indossare, sotto l’abbigliamento, della biancheria in lana leggera (niente cotone). Importanti sono buoni guanti, guanti a sacco, e paraorecchie In caso di marcia estenuante il sovrabbigliamento si può togliere e caricarsene come d’un fagotto ovvero trascinarselo dietro su uno slittino piatto (wolušéa).

 

Attrezzatura d’emergenza a bordo:

Di decisiva importanza per il salvataggio in caso d’atterraggio di fortuna è d’inverno un’attrezzatura d’emergenza adatta:

1) di scarso peso e di modesto ingombro;

 

2) l’attrezzatura d’emergenza ha la precedenza su qualsiasi altro sovraccarico; dev’essere accessibile a ciascuna delle persone presenti a bordo, quand’anche non facenti parte dell’equipaggio previsto di norma;

 

3) ripartizione equa per ciascun membro dell’equipaggio, talché in caso di separazione susseguente il lancio col paracadute ognuno possa disporre dei minimo dei mezzi di soccorso. Fanno parte di questi ultimi:
a) alimenti d’alto valore nutritivo, vasellame leggero e fornelletto;
b) materiale da medicazione e farmaci;
c) combustibile solido, fiammiferi, candele di sego, pila a batteria;
d) mappa e bussola;
e) mezzo da segnalazione e fumogeno;
f) coltello, sega, badile;
g) sacco a pelo leggero, adattabile a sacco da montagna;
h) armi leggere ed esplosivo;

 

4) per uso comune, debbono trovarsi in ogni caso a bordo:
a) una o due slitte piatte senza pattini;
b) una o due tende leggere;
c) sci;
d) una ricetrasmittente portatile leggera.

Quanto ulteriormente sia necessario, è da approntarsi o procurarsi da parte di ciascun equipaggio; alcuni oggetti si possono ricavare dall’attrezzatura regolamentare. Non va dimenticato il libro-giornale. Importante l’apprendimento dell’uso pratico della dotazione d’emergenza. Appartengono inoltre a tale apprendimento:
a) la costruzione di schermi antivento;
b) la costruzione di trincerati di neve e d’igloo;
c) il riscaldamento all’aperto mediante alberi spaccati;
d) l’impiego di rimedi e sistemi anti congelamento.

 

Si fa notare che mentre l’esercito tedesco denuncia gravi perdite dovute a lesioni da congelamento, i russi puniscono per autolesionismo ogni soldato che ne presenti, poiché il soldato russo è addestrato a evitare il congelamento pur con le sue dotazioni primitive.

 

Funzionalità di volo:
Il grosso delle difficoltà e dei guasti dovuti al gelo si concentra nella preparazione all’involo e nell’avviamento degli aerei. L’inconveniente comporta tempi di preparazione al volo di sproporzionata durata (fino a 5 ore per aereo). Ciò esclude gli interventi immediati in caso di necessità e a beneficio dell’appoggio alle truppe di terra; impedisce il tempestivo sfruttamento di condizioni tattiche e meteorologiche favorevoli; rende impossibile la ripetizione degli interventi, data la brevità del giorno invernale, e rende arduo lo sfruttamento integrale della forza d’urto bellico delle formazioni.

da parte del tenente generale H.J. Rieckhoff



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