La prima incursione della Luftwaffe

Luftwaffe Dornier Do.17 

 

 

Ci troviamo in Slesia, a circa 80 km dalla frontiera polacca. I nostri bravi Do 17 sono pronti alla par­tenza sul posto assegnato alla squadriglia col carico delle bombe al completo. Tutte le mattine si avvia­no i motori: a oriente è ancora appena chiaro e si sentono già i motoristi al lavoro.

 

Così, un giorno dopo l'altro. Il maresciallo capo bombardiere mi sta appunto dicendo: « Speriamo che non ci tocchi scaricare di nuovo gli apparecchi ». Ogni equipaggio ha già studiato con la massima precisione le carte, non c'è chi non sappia a memo­ria i tempi di volo fino alla Varta, fino a Pilica. Conoscono tutti, ormai, la caratteristica ansa della Varca a occidente di Dzialoszyn. Eppure, bisogna ancora pazientare.

 

Passa il 31 agosto senza che succeda niente, come in questi ultimi giorni. Come sempre, nelle ore libere stiamo seduti all’aperto vicino all’altoparlante nella speranza dell’annuncio speciale. E all’improvviso squilla il telefono. Leggiamo tutti sul viso dell’aiu­tante la comunicazione. « A partire dalle 4 e 20 di domattina bisogna essere pronti all’involo ». In fretta, s’impartiscono le istruzioni alle squadriglie: «Sveglia alle 2; prima colazione alle 2 e 30: consul­tazione sul volo alle 3 e 15; per le 4 tutti gli equi­paggi agli apparecchi. Gli apparecchi vanno smor­zati alle 4 e 10. E adesso, tutti a dormire! ».

 

Andiamo al colloquio di consultazione mentre il fresco del mattino ci picchia la faccia. Siamo tutti in gran tensione nervosa. E finalmente sentiamo l'or­dine esplicito del commodoro dello stormo da bombardamento per la nostra prima missione di volo: « Lo stormo attacca a volo radente l’aeroporto di Cracovia! Ora dell’attacco le 5 e 45». La docu­mentazione dei nostri obiettivi ci mostra tutto molto chiaramente: depositi, hangar di riparazioni. istal­lazioni radio. Seguono le indicazioni sulle probabili postazioni della contraerea polacca.

 

Bisogna essere assolutamente sull’obiettivo all’ora stabilita, se non si vuol correre il pericolo di trovarsi sui posto al momento dei bombardamenti di altre squadriglie. L’attacco deve arrivare da est. Tutto è chiaro; si confrontano gli orologi al minuto secon­do. All’alba del 1° settembre si sprigiona sonoro il grido militare tre volte veterano che saluta il nostro amato Führer. Alla tenue luce del sole che spunta si vedono fiammate dagli scarichi dei motori in moto. Le mitragliatrici sono pronte, coi caricatori sopra. La prima squadriglia parte fra due minuti.

 

Siamo in rotta. Mantenere l’orientamento è stato un po’ difficile, dapprima, con la densa foschia mattu­tina. Lo sappiamo, che in questi minuti, al suolo, i nostri camerati abbattono i pali di frontiera e ini­ziano la loro offensiva... A poco a poco schiarisce; la visibilità si fa buona. Siamo in volo su territorio nemico. Lasciamo Tschenstochau sulla sinistra, facciamo rotta verso est, poi pieghiamo prima a sud poi ancora in direzione est e, seguendo il corso della Vistola, attacchiamo Cracovia. Lo vediamo ben presto, anche senza consultare le carte, che stiamo volando sopra il territorio polacco: grandi spazi senza case, desolate novali tra una sudicia casa co­lonica e l'altra, ci scorrono sotto. Si vola tra i 50 e i 100 metri di quota. Da un minuto all'altro aumenta in tutti la tensione nervosa.

 

Alla nostra sinistra, vola un’altra squadriglia: la vediamo presa di mira dalla contraerea, mentre un nuvolone di fumo all'orizzonte ci indica la meta. Ci siamo: fuoco davanti a noi, fumo denso, fuoco, e di continuo nuove esplosioni. Perché le bombe s’inne­schino per lo scoppio, portiamo gli apparecchi a cinquanta metri di quota. In quell’istante ricono­sciamo proprio davanti a noi una fila di caccia po­lacchi diligentemente allineati sul margine del campo. Si sgrana la sequela delle bombe. Le rosse esplosioni detonano da tutte le parti al suolo, intor­no a noi si tendono come fili

le scie dei colpi della contraerea nemica. Le canne delle nostre mitra­gliatrici scottano, i caricatori non sono mai stati cambiati tanto in fretta. A volo radente, filiamo via lungo la rotta di rientro in patria.

 

Volkischer Beobachter

settembre 1939

http://www.squadratlantica.it/