De Pinedo: il volo transatlantico e panamericano

Dopo la crociera di 55.000 chilometri, de Pinedo si prepara  ad allestirne una seconda: un volo di 120.000 chilometri, pari a tre volte la circumnavigazione del globo, toccando territori mai sorvolati da un aereo. Per attuare il raid, tracciato sui cinque continenti e comprendente la tra­versata del sud Atlantico e Pacifico e dell'Oceano Indiano, occorre un idrovolante dotato di un'autonomia di almeno tremilacinquecento chilometri.

De Pinedo inizia le prove di decollo con un idro. In uno dei quali, per le sfavorevoli condizioni del mare ed il peso eccessivo, il velivolo cap­potta. Causando la morte del maggiore pilota Luigi Conti e il ferimento De Pinedo.

 

Mussolini dispone allora di limitarsi a effettuare una doppia tra­svolata atlantica, per  portare « il saluto della Madrepatria agl'italiani che vivono sull'altra sponda dell'Oceano » e dimostrare il valore raggiunto dal materiale aeronautico italiano.

 

De Pinedo studia perciò un pro­gramma meno ambizioso, ma non meno audace: traversata del Sud Atlantico, dalle coste occidentali africane al Brasile, navigazione costiera fino a Buenos Aires, risalita del sud america, per la maggior parte del quale, nell'entroterra, attra­verso i fiumi del Mato Grosso, per raggiungere le Grandi Antille, e New Orleans. Dopo il viaggio, potrebbe prendere due diret­trici: o lungo il Mississippi, con scali a Chicago, Montreal e Terranova. Oppure con un percorso, più lungo che toccherebbe: New Orleans, San Diego, le coste della California, Vancouver, Chi­cago, Terranova, con un doppio attraversamento delle Montagne Rocciose.

Da Terranova, un nuovo balzo oceanico, per raggiungere le Azzorre, e, quindi, Lisbona e Roma.

 

Il programma subisce delle varianti, e il percorso si riduce a 43.000 chilometri. De Pinedo comunque si spingerà per la prima volta con un idrovolante per oltre ottomila chilometri dell'entroterra delle Americhe e per due volte, privo di ogni appoggio di navi, ai limiti di autonomia e carico, attraverserà l’Oceano Atlantico.

 

Aereo prescelto,  già in uso sia militare che civile, il SIAI Savoia S.55, idrovolante a doppio scafo, monoplano a struttura lignea, propulso da due Isotta Fraschini « Asso » disposti in tandem.

Per ottenere l'autonomia necessaria all’attraversamento dell’atlantico, vengono istallati 12 serbatoi: undici per la benzina, per complessivi 3.850 l. ed uno da 350 l. per l'olio.

 

Organizzatore solerte e scrupoloso, De Pinedo segue passo a passo la costruzione dell' S.55, preoccupandosi anzitutto che venga adottato ogni accorgimento per guadagnare peso.

Poiché la fabbrica, è a Sesto Calende, s'installa sul Lago Maggiore, a Meina, nella villa « Isola del Bosco ».

 

 

 Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Sesto Calende: messa in acqua dell’S.55 “Santa Maria”

 

Quale comandante in seconda, sceglie il capitano Carlo del Prete, già suo collega in Marina, in possesso di ottime cognizioni di tecnica aeronautica e navigazione astronomica. Terzo membro dell'equipaggio il motorista Vitale Zacchetti, capo tecnico della Isotta Fraschini.

 

Ogni mattina De Pinedo e Del Prete, con un idro militare, si recano a Sesto Calende, per ritornare nel tardo pomeriggio a Meina. Nelle ore libere giocano a tennis. La preparazione fisica è parte del programma.

 

Memore delle numerose avarie sofferte col « Gennariello » per colpa delle tubazioni, De Pinedo dedica ad esse particolare attenzione; è poi la volta degli strumenti per consentire il volo con nebbia, nubi, o nelle motti senza luna.

Per facilitare i decolli a pieno carico, in luogo dell’apparato ra­dio, sono preparati gli strumenti per la navi­gazione stimata e astronomica.

 

La tirannia del carico si fa nuovamente sentire quando giunge il momento di compilare la nota dei materiali e dei pezzi di ricambio da imbarcare sul velivolo. Anche la predisposizione dei rifornimenti nelle varie tappe è impegnativa.

 

I preparativi hanno termine il 30 gennaio 1927, col battesimo dell'idrovolante, cui venne imposto il nome della caravella di Cristoforo Colombo: « Santa Maria ».

 

 

Francesco De Pinedo Percorso del volo in Sud America 

 

PRIMA PARTE

data

Località

ore di volo

Chilometraggio

tappe

totale

17 febbraio 1927

Elmas - Kenitra

9,00

1.590

1.590

14 febbraio

Kenitra - Villa Cisneros

8,45

1.600

3.190

14 - 15 febbraio

Villa Cisneros - Bolama

9,10

1.600

4.790

18 febbraio

Bolama - Dakar

3,00

470

5.260

19 febbraio

Dakar - Port Praia

4,00

640

5.900

22 febbraio

Port Praia - punto lat. 04° 40’ sud, long. 33° 37’ West Gr. - Fernando Noronha

15.15

2.610

8.510

24 febbraio

Fernando Noronha - Port Natal

2,25

370

8.880

24 febbraio

Port Natal - Pernambuco

1,40

300

9.180

25 febbraio

Pernambuco - Bahia

4,35

700

9.890

26 febbraio

Bahia – Rio de Janeiro

7,50

1.350

11.240

28 febbraio

Rio de Janeiro - Lago S. Amaro
(San Paolo)

2,35

400

11.640

28 febbraio

Lago S. Amaro - Santos

0,20

50

11.690

1 marzo

Santos - Porto Alegre

5,30

900

12.590

2 marzo

Porto Alegre - Buenos Aires

6,45

1.030

13.620

 

Totale generale

80,50

13.620

 

Le ore segnate rappresentano le ore di moto complessive, compreso il tempo per eseguire la manovra di partenza e di arrivo. Le distanze rappresentano il percorso effettivamente seguito dall’apparecchio.

  

L’8 febbraio, trasferimento all'idroscalo di Elmas (Cagliari), con uno specchio d'acqua idoneo per un decollo con forte carico. Il 13 mattina il Sottosegretario per l'Aeronautica Italo Balbo, saluta la partenza con il tradizionale « in bocca al lupo! » all’equipaggio.

 

L'inizio è ottimo. In soli due giorni, nonostante la nebbia incontrata a Kenitra, e le difficoltà di navigazione diurna e notturna, vengono coperti, in tre tappe, da Cagliari a Bolama, i primi 4790 chi­lometri. La località della Guinea Portoghese è stata scelta quale punto di partenza per la traversata dell'Atlantico Meridionale perché adatta ad una partenza col massimo carico e situata in uno dei punti della costa africana più vicini al Brasile.

 

La località presenta però l'inconveniente del clima torrido, e frequenti calme di vento: due condizioni poco favorevoli per un decollo con trentatre quintali di carico utile.

Approfittando del plenilunio, la partenza viene stabilita per le 22 del 16 febbraio, giorno del trentasettesimo compleanno di De Pinedo, che pare al trasvolatore di buon auspicio.

 

La notte tra il 16 e il 17, vengono compiuti sette infruttuosi tentativi, di cui gli ultimi due con oltre cento chilogrammi di carico in meno.

Il maggior inconveniente risiede nell'elevata temperatura dell’aria; che ben presto fa entrare in ebollizione l'acqua del radia­tore: insistere nella manovra significherebbe compromettere irrime­diabilmente i motori.

 

Il mattino del 18 febbraio De Pinedo decide di trasferirsi, via Dakar, a Porto Praia, nell'Arcipelago del Capo Verde, a circa 600 chilometri dalla costa africana, con un'atmosfera meno calda, spesso rinfrescata dagli alisei. La sera del 19 l'apparecchio viene allestito per la traversata, nonostante il mare troppo mosso. Ma incappellate e violente docce d'acqua sull'ala e la cabina dei piloti, costringono a desistere.

 

 

 Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Si rinuncia a una parte del carico per affrontare il grande balzo attraverso l’Atlantico



De Pinedo La rotta della prima traversata transatlantica


La rotta della prima traversata transatlantica

 

De Pinedo sceglie allora, la Baia di San Martino, a metà strada fra Porto Praia e la Baia dell'Inferno. Fatto rimorchiare l'idro, diminuito ogni carico compreso quello di benzina, verso l'una di notte del 22, dopo una lun­ghissima corsa nel buio più fitto, il pilota riesce prima a mettere il « Santa Maria » sul redan, e poi a staccarlo dall'acqua.

 

Nel decollo di un idrovolante a carico massimo, la crisi di velocità, all'atto dell'involo, è aggravata dal fatto che i motori, surriscaldati durante il flottaggio, possono, di colpo, diminuire di potenza, deter­minandone una brusca caduta.

 

« Le nostre ansie non ebbero subito termine. L'acqua del radiatore continuava a bollire, e si dovette quindi pom­pare à tutta forza, per un buon quarto d'ora, l'acqua di riserva, per ricondurre la temperatura a dei limiti normali. Ma il punto più difficile di tutta la crociera, era superato ».

 

Finite le preoccupazioni De Pinedo beve soddisfatto un bicchiere di Porto, e si dispone ad affrontare le ore di pilotaggio che ha dinanzi a sé. Del Prete infatti non può sostituirlo che per brevi tratti, occupato a determinare il punto e annotare il consumo ora­rio del carburante e travasarlo, a mezzo di una pompa a mano, da un serbatoio all'altro, per man­tenere centrato l'apparecchio. Zacchetti provvede a rifornire i serbatoi di olio e acqua e con­trollare i motori.

Sono tutti e tre esausti per le fatiche dei giorni precedenti.

 

« Di tanto in tanto mi assalivano delle così tremende raffiche di sonno, che mi avveniva spesso di trovarmi fuori rotta, sino a venti gradi sulla dritta o sulla sinistra. Navigavamo a circa 700 metri: a tale altezza la temperatura del motore anteriore — normalmente il più caldo — saliva a 90 gradi, il che era un po' eccessivo».

 

Nonostante ciò il « Santa Maria » continua a scendere verso l’equatore. L'aliseo accresce sensibilmente la velocità.
Verso le cinque e mezzo, un primo ventaglio di luce si apre fra le nubi a oriente, e permette di osservare la distesa marina: livida e minacciosa. Fattosi chiaro De Pinedo avvista due piroscafi e li sorvola a bassa quota. Ma senza scorgere alcuno.

Verso le nove le nubi si aprono e appare il sole. Al punto col sestante risulta uno scarto di sole 18 miglia marine.

 

Per coprire i 2610 chilometri che separano la Baia di San Martino, dall'isola brasiliana Fernando de Noronha, nonostante l’aiuto dell’aliseo, occorrono 15 ore e un quarto. Gli attuali voli transatlantici superano facilmente i fronti nembiformi e temporaleschi.

Ben diversa la situazione a quell’epoca. Con aeroplani, in particolare gl'idrovolanti, dotati di modesta tangenza, costretti a passare attraverso bufere, cicloni, scariche elettriche.

 

Il « pozzo nero », la fascia temporalesca posta a cavallo dell'Equatore, spessa dai 600 agli 800 chilometri, è superato dopo dodici ore di navigazione. Nei primi trenta minuti, le cateratte di pioggia piombate sulle ali e sui motori, mettono in grande apprensione l'equipaggio, preoccupato per l'incolumità delle eliche. L'elica di legno infatti investendo ad elevata velocità la pioggia, subisce una intensa corrosione, come se avesse investito una nube di sabbia. Diminuita la quota a 50 metri, ciò provoca un altro serio inconveniente: la temperatura dell'acqua del motore anteriore, inco­mincia a salire in modo allarmante. Esaurita la ri­serva d'acqua, Zacchetti provvede a pompare nel radiatore l'acqua minerale destinata all'equipaggio, quindi l'acqua piovana infiltrata nello scafo e raccolta con una spugna.

 

Riportata la temperatura a valori normali, il volo prosegue fra un alternarsi d'intensi piovaschi e di schiarite. D'un tratto, avanti la prua, appare una tromba marina che s'innalza ad oltre cinquecento metri di altezza. Aggiratala, De Pinedo avvista tre piroscafi: dalle tolde gli equipaggi salutano festosi; infine alle 13,35 intravede all'orizzonte Fernando de Noronha, primo lembo di terra ame­ricana. La prima trasvolata atlantica, può dirsi compiuta.

 

Raggiunta l'isola, pilota e navigatore constatano di aver volato alla velocità di 173 chilometri orari, sensi­bilmente superiore al previsto. Calcolata la restante autonomia, De Pinedo decide di proseguire per Porto Natal, ma il forte vento contrario lo costringe, dopo un'ora di volo, a invertire la rotta.

 

Alle 16,15 il « Santa Maria » ammara nel porto di Fer­nando de Noronha, posandosi sulla scia dell'incrociatore brasiliano « Barroso », dove il mare è meno agitato, ma la manovra di ormeggio si complica, e culmina nel cozzo contro le murate della nave.

 

« Udii uno scricchiolio sinistro che si ripercosse ango­sciosamente nel mio cuore. L'ala destra urtò a varie riprese, e poi la coda. Quando finalmente, con sforzi erculei, si riuscì ad allontanare l'apparecchio, si vide che il bordo dell'ala destra era rotto in due punti, e così l'alettone destro. La coda, che aveva anch'essa picchiato dura­mente, non presentava alcun segno di avaria ».

 

Riparati i guasti, la mattina del 24 febbraio il « Santa Maria », riprende il viaggio, e in poco più di due ore raggiunge Port Natal. Lungo l'estuario del fiume che bagna la città, una folla festante accoglie i trasvo­latori. Nonostante le avversità, la caravella dell'aria è riuscita a vincere l'Atlantico Meridionale.

 

 

 Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Il volo ha raggiunto Rio De Janeiro

 

Ansioso di accelerare la corsa verso il sud, De Pinedo decide di ri­partire in giornata, e nel pomeriggio raggiunge Pernambuco. Il giorno  dopo è a Bahia, il 26 a Rio de Janeiro, e il 2 marzo, dopo aver fatto scalo a San Paolo, Santos e Porto Alegre, ammara a Buenos Aires.

 

L'unico pericolo corso dall'idrovolante durante queste tappe, è quello di subire dei danni da imbarcazioni che, a frotte, gremite, di gente eccitata, muovono incontro ai trasvolatori italiani.

A Rio de Janeiro un motoscafo urta l'ala del « Santa Maria » producendo, per fortuna, lievi danni.

 

 

De Pinedo percorso in Nord America 

 

SECONDA PARTE

data

Località

ore di volo

Chilometraggio

tappe

totale

13 marzo 1927

Buenos Aires - Montevideo

1,30

210

210

15 marzo

Montevideo - Assuncion

9,35

1.430

1.640

16 marzo

Assuncion - San Luis de Caceres

7,25

1.100

2.740

19 marzo

San Luis de Caceres - Guaiarà Mirim

7,30

1.120

3.860

20 marzo

Guaiarà Mirim - Manaos

8,00

1.200

5.060

21 marzo

Manaos - Parà

10,00

1.350

6.410

25 marzo

Parà - Georgetown

9,35

1.550

7.960

26 marzo

Georgetown - Port à Pitre

6,50

1.160

9.120

27 marzo

Port à Pitre - Port au Prince

6,40

1.200

10.320

28 marzo

Port au Prince - Havana

6,50

1.200

11.520

29 marzo

Havana - New Orleans

6,50

1.080

12.600

2 aprile

New Orleans – S. Antonio (Medina Lake)

5,25

890

13.450

4 aprile

S. Antonio – Hot Springs (Elephant Butte Reservir)

8,00

1.150

14.600

6 aprile

Hot Springs – Roosevelt Dam

3,05

 

 

 

Totale generale

97,15

15.100

 

Le ore segnate rappresentano le ore di moto complessive, compreso il tempo per eseguire la manovra di partenza e di arrivo. Le distanze rappresentano il percorso effettivamente seguito dall’apparecchio.

 

 

A Buenos Aires, appena l'equipaggio mette piede a terra, una folla in delirio, minaccia di sommergerlo e di schiac­ciarlo: a stento la polizia riesce a trattenere l’impetuosa marea umana. L'ardore dei connazionali sfiora il fanatismo. Con grande fa­tica, a passo d'uomo e con frequenti soste, l'auto su cui prendono posto gli aviatori, riesce a raggiungere la Casa Rosada, sede del Governo.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Ad ogni tappa una folla osannante si accalca per salutare i trasvolatori,
nella foto quella di Buenos Aires

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Il Presidente della Repubblica Argentina e Francesco De Pinedo
al posto di pilotaggio del “Santa Maria”

 

Se tali manifestazioni giungono graditissime a De Pinedo e ai suoi compagni, lo stesso non può dirsi di ricevi­menti, banchetti ufficiali, interviste, visite protocollari cui è impossibile sot­trarsi.

Del Prete e Zacchetti riescono talvolta a sgan­ciarsi, ma il comandante del « Santa Maria », come nella precedente crociera, è obbligato a intervenire a ciascuno di essi pronunciare discorsi, tenere conferenze, firmare migliaia di autografi..

 

A testimoniare l'immensa popolarità e ammirazione susci­tata nell'America del Sud dall'impresa, è la va­langa di messaggi augurali, telegrammi, lettere, inviate da ogni città e dai più lontani e sperduti paesi del continente.

 

Ancor prima che l'S.55 raggiunga il Rio del Plata, nelle quali si affaccia la Capitale, i più importanti quotidiani locali, hanno disposto che, mediante un colpo di cannone, venga annunciata ogni partenza ed arrivo dell'aereo.

 

Il mattino del 13 marzo il « Santa Maria » (al quale Zacchetti, nei giorni di sosta a Buenos Aires ha sostituito i motori ed effettuato un'accurata revisione alla struttura), lascia la Capitale argentina, puntando su Montevideo. Per poi toccare Uru­guay, Argentina e Paraguay; e quindi inoltrarsi nell'interno del Brasile, allontanandosi progressivamente dalla costa e sino a Guaiarà Mirim, situata a tremila chilometri dalle sponde atlantiche: per la prima volta, nella storia, un idrovolante effettua un volo nel cuore del conti­nente Sud Americano, su territori selvaggi, pressoché disabitati, mai percorsi dall'uomo. Quantunque l'ideatore del raid abbia tracciato le rotte in vista o lungo il corso di grandi fiumi, c'è sempre la drammatica incognita di trovarli asciutti, o in regime torrentizio, o cosparsi di secche e tronchi di albero. Le informazioni raccolte in proposito sono contraddittorie e confuse. Le stesse carte di navi­gazione non concordano, e confermavano quanto poco noto sia, particolarmente il Brasile, ai suoi stessi abitanti. Aggiungendo la totale mancanza d'informazioni meteorologiche; il volo ha tutto il sapore di un'esplorazione.

 

La tappa successiva alla Capitale argentina porta ad Assuncion, ove, per l'occasione, il giorno è stato dichiarato festivo. Nel corso del ricevimento al Municipio, il Sindaco annuncia che una delle principali strade della città sarà intitolata a De Pinedo.
La­sciata Assuncion il giorno seguente, incomincia ad aprirsi, dinanzi agli sguardi dell'equipaggio, la superba e inquietante visione del Mato Grosso: sterminato mantello arboreo, di un verde cupo, sul quale af­fiorano qua e là, grandi efflorescenze bianche. Sovente lo stesso nastro dei fiumi si snoda sotto un compatto tunnel di alberi, scom­parendo alla vista; e laddove i corsi d'acqua tornano ad aprirsi, si scorgono, lungo le sponde, gruppi di indigeni nudi, accampati ai margini della giungla.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

  

Nell’inferno verde. L’idrovolante al traino del “Cippino” verso un punto propizio al decollo

 

Anche a San Luiz Càceres, ove termina la quarta tappa, nessuno aveva mai visto un aereo: una folla variopinta, si addensa sull'argine del fiume, seguendo ammirata, la discesa e l'ormeggio dell'idro.

 

Ma se il Rio Paraguay, ha consentito l'ammaraggio, per il decollo è indispensabile un braccio d'acqua di­ritto e di maggior lunghezza; occorre dunque far rimorchiare  il « Santa Maria ». Così il mattino successivo, la navetta « Cippino », traina il velivolo verso la località prescelta alle undici di sera; il 19 marzo, alle prime luci, l’idrovolante si leva nuovamente in volo, puntando su Guaiarà Mirim, città tristemente nota per epidemie di malaria e febbre gialla.

 

Di nuovo il Rio Guaporè sparisce sotto il manto della giungla; di nuovo si notano dei gruppi di indigeni che osservano senza muoversi, senza un gesto, l’aereo. Stormi di condor obbligano talora De Pinedo a compiere ampie deviazioni: scontrarsi in volo con questi volatili, che arrivano a pesare 25 chili, sarebbe fatale.

 

All'alba del 20 marzo il volo riprendeva in direzione di Manos, ma trascorse due ore, una tempesta di grande vio­lenza, costringe ad ammarare sul Rio Madeira, all'altezza dell'Isola Tanipapa. L'aereo è giunto ormai al centro del Brasile, quin­dici gradi sotto l'Equatore. Posatosi nel fiume, l’idrovolante corre più volte il rischio di fracassarsi contro le sponde. Sulle due rive in­tanto, incuranti della pioggia, si erano aggruppati parecchi indigeni, che osservano la strana macchina volante.

 

Cessato di piovere, il « Santa Maria » riparte e senza altri in­convenienti raggiunge Manaos. Qui è il Governatore Distrettuale a raggiungere in barca l’aereo e porgere il primo saluto della cittadinanza. La popolazione ha preparato, lungo l'arteria principale della città, un lungo tappeto di fiori, e costruito archi di trionfo addobbati di drappi multicolori e di bandiere italiane e brasiliane. Durante lo spettacolo di gala mentre una giovane soprano incomincia a cantare una romanza della Butterfly, De Pinedo, seduto al posto di onore cede alla stanchezza e si addormenta di colpo.

 

I 1350 chilometri che separano Manas da Parà, compiuti in dieci ore di volo il giorno dopo, sorvolano il Rio degli Amazzoni. Per i primi trecento chilometri il « Santa Maria », è costretto a navigare sul letto del fiume, ad un'altezza inferiore a quella degli alberi circo­stanti; e più oltre, sempre a volo radente, attraverso scariche elettriche e vortici d'aria. In certi momenti le ali dell'ídro sono investite da torrenti d'ac­qua talmente impetuosi, da dare l’impressione di volare in mezzo ad una pioggia di pietre.

 

Usciti dalla tempesta, De Pinedo avverte anormali vibra­zioni al castello motore: zampilli d'acqua bollente, provenienti dal radia­tore anteriore, indice di una falla. Per fortuna la tappa volge al termine.

 

Giunti a Parà, seppur sfiniti, e con gli abiti zuppi, i tre uomini, incuranti delle acclamazioni della folla assiepata nella banchina, ispezionano apparecchio e motori. Le pale delle due eliche, specie quella anteriore, corrose e deformate dalla violenta pioggia, sono giunte al limite della resistenza. Ancora mezz'ora di volo, e sarebbero saltate; il radiatore si è dissaldato in una ventina di punti. Ma la traversata del Continente Sudamericano è ormai compiuta.

 

Tre giorni dopo il « Santa Maria », sostituite le eliche, e con il radiatore riparato, lascia la città, e raggiunte la costa Atlantica, taglia per la seconda volta la linea dell'Equatore. E dopo uno scalo, per rifornirsi, a Paramaribo, copre, nello stesso giorno, 1500 chilometri.

 

Nelle prime ore del pomeriggio del 29 marzo, attraverso Piccole e Grandi Antille, Golfo del Messico, l’idrovolante raggiunge New Orleans, posandosi nelle foci del Mississippi: è il primo velivolo straniero a giungere negli USA per le vie aerea.

 

Felici della meta raggiunta, i tre aviatori si concedono un breve riposo; anche l'apparecchio ha bisogno di una accurata revisione, in vista dell’impegnativa traversata delle Montagne Rocciose.

 

Ora è possibile avere per tempo i bollettini meteorologici, contare sulla collaborazione tecnica dell'aviazione militare americana la certezza di trovare, ad ogni scalo, carburante e lubrificante a volontà.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Il “Santa Maria” in volo sul Texas

 

I tre giorni trascorsi a New Orleans, sono riempiti, al solito, dai festeggiamenti, e nella risposta alle centinaia di telegrammi giunti da ogni città statuni­tense.

 

Tecnici ed esperti d'aviazione sconsigliano De Pinedo, di prose­guire il viaggio verso il Pacifico, navigando su terra e trasvolando le Montagne Rocciose. Ma il Coman­dante non sente ragioni. Se la stagione non consente l’uso dei fiumi, utilizzerà i laghi.

 

La mattina del 2 aprile, con la scorta d'onore di una pattuglia di apparecchi militari, il « Santa Maria », in cinque ore di volo raggiun­ge Medina Lake, bacino artificiale di recente creazione sul quale affiorano ancora alberi.

 

Più lunga e ingrata la tappa di 1150 chilometri, percorsa il giorno 4, valicando i primi contrafforti delle Montagne Roc­ciose, e i primi canyons. Il volo si conclude, dopo otto ore, a Elephant Butte Reservoir, lago situato nelle adiacenze di Hot Springs, a 1500 metri di quota.

 

Qui lasciamo ancora una volta la parola a De Pinedo.

 

« Il giorno 6 aprile — questa data è ormai scolpita in maniera indelebile nella mia memoria — era una magnifica giornata. Decollai molto facil­mente dal Lago di Elephant Butte Reservoir. Erano circa le sette. Avevo telegrafato a Roosevelt Lake, tappa successiva, che tenessero pronti i rifornimenti, intendendo fermarmi il tempo strettamente necessario per imbarcarli, e proseguire, la stessa mattina, per San Diego di Cali­fornia. Fra Elephant e Roosevelt non c'era neppure il letto di un fiume, ma la distanza era di soli 400 chilometri. Mi portai perciò in vista della linea ferroviaria della "South Pacific", che era l'unica traccia esistente fra le montagne, per guadagnare il Lago Roosevelt. Mi tenevo ad un'altezza di circa 700 metri. La mia carta di rotta era costituita da un orario ferroviario, ov'era segnato il tracciato della ferrovia, e che servì benissimo allo scopo. Lungo la ferrovia correva una strada; sulla nostra destra si vedevano altissime montagne, le cui cime erano indorate dai raggi del sole mattutino. I motori rombavano lietamente, con ritmo perfetto e sicuro. Alle dieci planai nel lago artificiale di Roosevelt, ad ottocento metri di altezza sul livello del mare, molto soddisfatto perché ormai, la traversata delle Montagne Rocciose, era praticamente finita, e per raggiungere San Diego, non c'era più che da seguire una vallata, dove scorreva un fiume, in qualche punto ammarabile ».

 

Il dramma ormai è prossimo. Mentre gli addetti provvedono, vicino alla riva, al rifornimento dell'S.55  un diciassettenne, John Tho­mason, dopo aver acceso una sigaretta, getta il fiammifero ancora acceso nel lago. Immediatamente la benzina,caduta dalle tuba­zioni e galleggiante sull'acqua, s'incendia, e investe il « Santa Maria ». Inutili i tentativi di spegnere le fiamme. Il colpevole, rin­tracciato il giorno dopo, ammette la colpa.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Sosta di rifornimento al Lago Roosevelt, solo pochi minuti separano l’aereo dalla distruzione accidentale

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

L’incendio del “Santa Maria” visto dall’ingresso dell’albergo “Apache Lodge”

 

Lo stesso giorno della distruzione del velivolo, De Pinedo telegrafa al Ministero dell'Aeronautica, informando dell'incidente e chiedendo un idro ge­mello per continuare il raid. Personalmente Balbo intercede presso Mussolini, e questi impartisce subito l'ordine di allestire un secondo S.55, e di inviarlo, via mare, a New York, ove il 30 aprile giunge l'aereo, battezzato « Santa Maria II ».

 

I 23 giorni di attesa sono impegnati dai trasvolatori per visi­tare Phoenix, Los Angeles, Hollywood, San Francisco e, infine, Washing­ton, ove De Pinedo ha l'onore di essere ricevuto dal Presidente Coolidge. In ogni città le autorità politiche e militari, e le comunità italiane, fanno a gara per accogliere l'ormai famoso equipaggio, con fervidissime e talora deliranti manifestazioni di simpatia. Gl'italiani di Washington, in particolare, li festeggiano con un banchetto di oltre mille coperti.

 

 

De Pinedo percorso in Nord America 

 

TERZA PARTE

data

Località

ore di volo

Chilometraggio

tappe

totale

8 maggio 1927

New York - Boston

2,30

350

350

9 maggio

Boston - New York

2,30

350

700

11 maggio

New York - Filadelfia

1,00

150

850

12 maggio

Filadelfia - Charleston

7,20

1.050

1.900

13 maggio

Charleston - New Orleans

8,00

1.200

3.100

14 maggio

New Orleans - Menphis

4,50

720

3.820

15 maggio

Menphis - Chicago

7,20

960

4.780

17 maggio

Chicago - Montreal

8,10

1.320

6.100

18 maggio

Montreal - Tadoussac - Quebec

4,10

650

6.750

19 maggio

Quebec - Shippigan

3,50

600

7.350

20 maggio

Shippigan - Trepassey

5,00

860

8.210

23 maggio

Trepassey - punto: lat. 41° 11’ Nord, long. 33° 54’ West

13,55

1.700

9.500

10 giugno

Horta - punto: lat. 41° 11’ Nord, long. 33° 54’ West - Ponta Delgada

7,45

1.290

11.200

11 giugno

Ponta Delgada - Lisbona

9,20

1.470

12.670

13 giugno

Lisbona - Barcellona

10,15

1.530

14.200

16 giugno

Barcellona - Roma

6,00

900

15.100

 

Totale generale

101,35

15.100

 

Le ore segnate rappresentano le ore di moto complessive, compreso il tempo per eseguire la manovra di partenza e di arrivo. Le distanze rappresentano il percorso effettivamente seguito dall’apparecchio.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

In sostituzione di quello distrutto dall’Italia viene inviato via mare un identico velivolo. Il “Santa Maria II” caricato sulla motonave “Duilio” a Genova

 

L'8 maggio, ad un mese di distanza dall'incendio, De Pinedo riprende col nuovo aereo il suo viaggio. Muovendo da New York, in cinque giorni, scende a New Orleans, per riallacciarsi all'itinerario interrotto. Gli americani seguono la crociera dei nostri aviatori, con crescente interesse.

Il 1927 è infatti l’anno delle trasvolate atlantiche. Il medesimo giorno in cui De Pinedo compie la tappa New York-Boston, i francesi Nungesser e Coli, tentano il volo Parigi - New York: per ripetere, in senso opposto, il volo di Lindberg, compiuto nel maggio di quell’anno. Ma l’impresa non è coronata da successo e gli fortunati aviatori scompaiono nell’Atlantico.

 

Nebbia e pioggia incontrate fra New York e New Orleans, e du­rante la risalita del continente, lungo i fiumi Mississippi e Illinois, sono facilmente superate.

A Chicago, raggiunta nel pomeriggio del 15 maggio, una squadriglia di aerei muove incontro al « Santa Maria II », mentre un’enorme folla si riversa lungo le sponde dell'Illinois.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

“Post fata resurgo”, il “Santa Maria II” ha raggiunto Chicago

 

Il 17 maggio partenza da Chicago, con destinazione Montreal, in Canada. La tappa non presenta particolari difficoltà, ma una grave avaria al radiatore, seguita da surriscaldamento ai motori, obbliga a ridurre il loro regime, a perder pian piano quota sino a pochi metri dal suolo. È  tuttavia possibile raggiungere il Lago Eric, senza danno per i propulsori. Riparata l'avaria, nel pomeriggio l'idro raggiunge la meta.

 

Ancora pioggia e nebbia contrastano le restanti tappe, l'ul­tima delle quali si conclude il 20 maggio nella Baia di Trepassy (Isola di Terra­nova). Da qui De Pinedo vuole valicare, con un balzo di 2200 chilometri, l'Atlantico del Nord, con destinazione Isola di Fayal, nell'Arcipelago delle Azzorre.

 

Uno speciale servizio d'informazioni meteorologiche, predisposte dall'Organizzazione Meteo di New York e di Toronto, prov­vede ad inviare per tempo le previsioni generali ed i bollettini relativi alla rotta, che risultano inizialmente favorevoli.

La sera del 21 maggio, nono­stante gli ultimi dispacci meteo segnalino un forte vento da nord-est e un mare assai agitato, De Pinedo decide egualmente di decollare. Sono le due di notte. Il freddo è intenso. Raffiche di vento investono l'idro di fianco, pesantemente affondato nell'acqua. E ne impediscono il distacco.

Ripetuta la manovra alle 4,15 della notte seguente, questa volta il pilota, riesce a staccarsi, dopo lunghissimo flottaggio.

 

All'inizio il cielo stellato fa sperare in una facile traversata, ma verso le cinque una spessa muraglia si alza dinanzi alla prua del « Santa Maria II »: è il banco di nebbia del Gulf Stream. Aumentata la quota di navigazione sino a mille metri, il volo si svolge sopra quella compatta cortina; più oltre nuovi banchi di nebbia ed un massiccio strato di nubi, costringono De Pinedo a salire a duemila metri. Sol­tanto verso le dieci del mattino può scendere al di sotto delle nubi, riprendere il contatto visivo col mare, e misurare la deriva. L'Oceano, percorso da un impetuoso vento da sud-est, schiuma minac­cioso. Il vento ostacola la marcia dell'idro. Verso le 11, Del Prete determina il punto, rilevando di aver percorso un tratto inferiore al previsto. Alle 15,40 fatto di nuovo il punto, pilota e navigatore constatano allarmati che non riusciranno a rag­giungere le Azzorre. Cosa fare? Impossibile, per il mo­mento l’ammaraggio. Bisogna andare avanti.

 

Un'ora dopo, avvistato il veliero portoghese « Infante de Sangres », certi dai calcoli eseguiti che la benzina residua è insufficiente per raggiungere le Az­zorre, De Pinedo decide di ammarare nei pressi del veliero. Ancora una volta il pilota con eccezionale bravura, nonostante il mare grosso, riesce a posare indenne il « Santa Maria II » sulle creste delle onde, mentre il veliero ammaina le vele e cala una lancia in mare.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

  

Horta (Arcipelago delle Azzorre), dopo il rimorchio l’idrovolante è stato revisionato
ed è nuovamente pronto per concludere la traversata atlantica

 

 

De Pinedo La rotta della seconda traversata transatlantica

 

La rotta della seconda traversata transatlantica

 

Rimorchiato prima dal veliero, poi dal piroscafo italiano « Superga » l'apparecchio giunge all'alba del 30 maggio alla Baia di Horta nelle Azzorre. Nel complesso ha magnificamente resi­stito agli strappi del rimorchio e al mare agitato: tuttavia è necessaria una revisione prima di riprendere il 9 giugno nuovamente il volo. Come negli USA (per dare all'impresa un carattere di continuità) De Pinedo torna nel punto dell'Atlantico dove aveva ammarato e inverte la rotta rientrando alle Azzorre, questa volta a Ponta Delgada.

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

  

Barcellona, il decollo verso l’Italia

 


Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

  

L’arrivo al Lido di Ostia (Roma), ad attendere l’idrovolante le massime autorità politiche e militari e una folla di migliaia di romani

 

La crociera volge a conclusione. L'11 giugno sono facil­mente percorsi i 1470 chilometri sino a Lisbona, ed il giorno dopo i 1530 da Lisbona a Barcellona. Mentre il « Santa Ma­ria II » plana nel porto, una squadriglia di apparecchi spagnoli raggiunge la città, con l'incarico di trasportare  l’equipaggio a Madrid per essere ricevuti dal Capo del Governo Primo de Riveira.

 

Il raid si conclude ad Ostia alle ore 17 del 16 giugno 1927. Per salutare Francesco De Pinedo, Carlo del Prete e Vitale Zacchetti  sono presenti le massime autorità politiche e militari con in prima fila il padre di De Pinedo, insieme a diecine di migliaia di romani.

 

 

 

 

RIEPILOGO

Parti

Numero

delle tappe

Ore impiegate

Chilometri percorsi

Prima: Elmas - Buenos Aires

14

80,50

13.620

Seconda: Buenos Aires - Roosevelt Dam

14

97,15

15.100

Terza: New York – Roma

16

101,35

15.100

Totale generale

44

279,40

43.820

 

 

Francesco De Pinedo “Il mio volo attraverso l’Atlantico e le due americhe”

 

Sesto Calende, le maestranze si affollano sulla riva per salutare l’S.55
 tornato nelle officine dove è stato costruito

http://www.squadratlantica.it/